pro dialog

Alexander Langer

Famiglia Cristiana: molte norti non trovano un perchè
La morte di Alex, la più "urlata" e "ostentata" delle morti, quella per suicidio, non deve andare persa nelle cronache del dolore troppo spesso immemori. Alex Langer, eurodeputato dall'89, presidente del Gruppo Verde, ecologista e pacifista di lungo corso, 49 anni, si è impiccato a un albero di Pian de' Giullari, vicino a Firenze. "Alex era un cristallo bellissimo ma fragilissimo. È stato uno dei rari politici che intendeva la politica esclusivamente come servizio, senza ombra di potere". Così lo ricorda Grazia Francescato, la presidente del Wwf-Italia, che più che un amico lo considerava un fratello.

Molte morti non trovano un perché, e specialmente incomprensibile, in termini umani, psicologici e cristiani, resta la morte di chi se la autoinfligge. Alex era di quelli che sanno asciugare le lacrime degli altri, non le proprie. "I pesi mi sono divenuti davvero insostenibili...", ha scritto in uno dei tre biglietti che ha lasciato. Su quello in lingua tedesca, diretto agli amici della sua terra di origine, cita una frase di Matteo: "venite a me voi tutti che siete stanchi e oberati..." (11,26). È il testo che la liturgia usa per la festa del Sacro Cuore, la definizione è perfetta del Cristo dei Vangeli. Ma non è bastato neppure questo richiamo a fargli vincere l'insostenibilità del peso che l'opprimeva. Eppure ha accompagnato l'estrema "spiegazione" della sua morte con una frase di testamento che sorprende: "Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto". Al giusto, Alex aveva consacrato una vita dedicata e delicata.

Negli ultimi tempi, quando la sofferenza e la depressione già gli scavavano l'anima, aveva mandato a Grazia Francescato un libretto di Roberto Piumini, Tre d'amore. È il racconto di tre angeli che vogliono entrare in una chiesa, ma il sagrestano ha chiuso la finestra. Il dono era accompagnato da questo biglietto: "tutto sembra andare per il verso opposto. Che anche il mio sagrestano abbia chiuso la finestra? Ma ogni discesa nel pozzo prevede anche una risalita". Non sapremo mai perché il suo è stato invece un pozzo a senso unico.

Nei nostri viaggi di lavoro abbiamo incrociato più volte Alex Langer. Lo ricordiamo a Tirana, nel '91, per le prime elezioni libere dell'Albania dopo la feroce dittatura. Era uno degli osservatori inviati dal Parlamento europeo. Di giorno girava per i seggi, la notte la passava a mettere insieme infiniti elenchi di famiglie di albanesi, che non sapevano più niente dei figli, molti bambini, riparati in Italia. Al ritorno sarebbe andato lui a cercarli, di persona, recuperando indirizzi e telefoni.

L'anno dopo, a Rio de Janeiro per la conferenza mondiale sull'ambiente, l'ultima notte ci fu un concerto degli Indios, e Alex se ne stava ad ascoltarli con la candela accesa, come tutti, ma più felice degli altri perché sapeva che il successo di quella conferenza era anche merito suo.

Poi venne il dramma della Bosnia, e Alex vi si buttò, coltivando fino allo spasimo l'impossibile speranza di creare qualche legame di incontri e contatti umani tra la furia bestiale della guerra.

Il nostro Roberto Zichittella ha incontrato Alex venti giorni fa, a Strasburgo. Era indaffaratissimo, in un ufficio caotico, quindici ore di impegni per quella giornata, e il giorno dopo sarebbe partito per il Kossovo. Però tranquillo, i "pesi" sigillati dentro, che nessuno se ne accorgesse.

La sua morte serva almeno a ricordarci che la tribù è stanca, che siamo tutti deboli e abbiamo bisogno di aiuto; ma dobbiamo cominciare a dircelo, fermando i vortici del chiasso, della fretta, dei telefonini, che girano per l'aria. E se è vero che il suicidio è la negazione della vita, noi non giudichiamo, ma pensiamo che il cuore di Dio è più grande del cuore dell'uomo.