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Adopt Srebrenica

Assegnato dal Comune di Roma alla Fondazione, in memoria di Alexander Langer, il Premio "Roma per la Pace e l'azione umanitaria". L'intervento del Sindaco Walter Veltroni.

Nel corso di una solenne cerimonia, in presenza del Capo dello Stato, il Sindaco di Roma Veltroni ha consegnato giovedì 22.12 a Helmuth Moroder e a Irfanka Pasagic, il premio "ROMA PER LA PACE E L'AZIONE UMANITARIA", istituito nel 1994. Alla Cerimonia del Premio è seguito il tradizionale "Concerto di Natale" dell''Accademia di Santa Cecilia.

Negli ultimi anni il premio è andato a:
Papa Giovanni Paolo II - in via straordinaria – nel 1994

  • Tarik Kupusovic – Sindaco di Sarajevo – nel 1995
  • Médecins sans Frontières – nel 1996
  • Comitato Non c’è Pace senza Giustizia – nel 1997
  • Richard Jolly – funzionario Nazioni Unite – nel 1998
  • Muhammad Yunus – banchiere dei poveri – nel 1999
  • Francis Mading Deng – rapp.Segretario Generale Nazioni Unite per i rifugiati in patria- nel 2000
  • Ernesto Olivero – fondatore del SERMIG- nel 2001
  • Estela Carlotto – Presidente delle Abuelas de la Plaza de Mayo - nel 2002
  • Ingrid Betancourt – candidata elezioni presid.colombiane. sequestrata dalla guerriglia nel 2003
  • Pierantonio Costa – Console onorario italiano in Ruanda – nel 2004

    La Fondazione ha deciso di destinare l'importo di 25.000 Euro del Premio, finanziato quest''anno dall'Enel, alla realizzazione del progetto "Adottiamo Srebrenica"-

    Notizie dal sito Enel, sponsor del Premio

    Notizia dall'Unità, intervento del Sindaco Veltroni


    Quello che segue è l'intervento del Sindaco Veltroni:

    Signor Presidente,
    a volte le coincidenze portano con sé un significato talmente profondo che viene da pensare che in realtà non siano tali, che non siano semplici coincidenze.

    Dieci anni fa moriva Alex Langer. Dieci anni fa questo stesso Premio andava a Tarik Kupusovic, Sindaco di Sarajevo, della città simbolo della tragedia dei Balcani. Quella tragedia che Alex sentiva dentro di sé come una ferita aperta, come una lacerazione, e che si caricò sulle spalle, cercando in mille modi di svegliare la coscienza di un mondo impegnato a guardare altrove, di un’Europa colpevolmente distratta e sonnolenta.

    Sempre dieci anni fa, otto giorni dopo quel tristissimo 3 luglio, un mese e mezzo dopo la strage di Tuzla, si compiva la vergogna del massacro di Srebrenica. La città della dottoressa Irfanka Pasagic, che stasera è qui con noi, che ha da poco ricevuto il premio Alex Langer per il 2005, e che proprio a Tuzla è l’anima di una associazione che in questi anni ha fatto moltissimo per i profughi, per le famiglie colpite, per i bambini, che più di tutti, come sempre accade, subiscono l’orrore della guerra e della violenza.

    Stasera è come se tutte queste cose, sparse nel tempo, si ritrovassero, si riunissero. Il nostro Premio, “Roma per la Pace e l’azione umanitaria”, va alla Fondazione che di Alex Langer porta il nome. E’ un Premio che servirà a realizzare il progetto “Adottiamo Srebrenica”. Che servirà, dunque, a portare avanti il lavoro e le idee di Alex, che conosceva bene il peso e la pericolosità dell’odio etnico, che più di tutti si era speso nel tentativo di fermare la spirale di violenza che si era innescata nella ex Jugoslavia.

    Alex Langer era una persona libera. Aveva una dote rara, una dote di cui oggi, in un momento in cui odio e separazione troppo spesso sembrano avere la meglio sul rispetto reciproco, sul sereno confronto delle idee, sull’amore e l’attenzione per il bene comune, avremmo tutti un grande bisogno: Langer guardava alle cose del mondo, ai problemi del suo tempo, con una libertà intellettuale assoluta. Rifiutava, anche quando erano ancora ben solide e imprigionavano pensieri e azioni, le gabbie delle ideologie. Rifiutava di vedere negli altri un nemico da abbattere. Non c’era niente, in lui, che derivasse da una avversione preconcetta, da convincimenti presuntuosi e immutabili. Non vedeva muri tra sé e gli altri, tra un popolo e l’altro, tra gli individui.

    E dove c’erano, i muri, lui lavorava per costruire ponti. Dove c’era conflitto e intolleranza si impegnava per far prevalere il dialogo, le ragioni della convivenza e del rispetto per la natura e la vita. Dove c’erano frontiere e divisioni si ostinava a parlare di incontro e di scambio, di Europa, di solidarietà fra il nord, il sud e l’est del mondo.

    Era davvero, lui che era nato in una terra particolare, un uomo “di confine”. Anzi, era un uomo che i confini, sia geografici sia culturali, li attraversava senza timori, con passione, molto spesso anticipando tempi e temi, affrontando questioni e problemi cercando sempre di tradurre, e questa era un’altra sua dote rara, le idee e le speranze in azioni concrete, in soluzioni reali.

    Senza risparmiarsi. Con quel senso profondo di responsabilità che doveva avere chiunque fosse chiamato ad essere, come scrisse, un “portatore di speranza”. Con una tensione morale, con una quantità di abnegazione e una disponibilità agli altri, fuori dal comune, uniche. Quasi andando a cercare la fatica. Prendendola su di sé in un modo che sarebbe stato insopportabile per chiunque. Che alla fine gli fu insopportabile.

    Ecco: questo era Alex Langer, e questo è il senso del Premio che Roma stasera vuole dare a chi, in questi dieci anni, ha fatto ciò che Alex esortava a fare con le sue ultime parole, lasciate lì, a Pian dei Giullari. Questo Premio va a chi ha saputo continuare “in ciò che era giusto”.

    E’ un Premio, caro Presidente Moroder, che ha un valore particolare anche perché undici anni fa il primo a riceverlo fu, in via straordinaria, Papa Giovanni Paolo II, il Papa al quale tutti i romani e gli italiani hanno voluto bene, il Papa della pace e del dialogo, il Papa che con il suo magistero e la sua vita ci ha fatto comprendere che rispetto a una visione del mondo fatta di mercificazione, competitività e crescita ce n’è davvero un’altra, che davvero si può vivere avendo come aspirazione non quella di essere “più veloci, più alti e più forti”, ma quella di procedere “più lentamente, più in profondità, con più dolcezza”, guardando agli altri, avendone a cuore le sorti, condividendone il cammino.

    Ma questa è per tutti noi una serata speciale anche per un altro motivo. Al concerto di Natale per la pace presenzia ancora una volta, per l’ultima volta in questo settennato, il nostro Presidente, il Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

    Questa diventa, così, una nuova occasione per testimoniargli tutto il nostro affetto e per dirgli ancora grazie. Grazie da parte di tutti gli italiani per come ha saputo essere un punto di riferimento sereno, saggio, autorevole e imparziale in tutti questi anni. Grazie per come ha saputo difendere e rappresentare sempre, in ogni momento, i valori della nostra Costituzione e dei nostri simboli, l’unità della nostra patria, i sentimenti del nostro popolo.

    Se gli italiani possono guardare con fiducia e speranza al futuro di questo nostro meraviglioso Paese è anche perché fiducia e speranza vedono in lei e da lei hanno sempre avuto.

    E da parte di Roma, di tutti i romani, che da tempo la sentono come una persona che qui è di casa e che ora sono orgogliosi di averla come loro concittadino, le giunga anche stasera, signor Presidente, un grazie grande e particolare, di cuore, per tutto quanto ha fatto, per tutto quanto ancora farà.



    Per ulteriori informazioni:
    Matteo Rebesani
    Segreteria Sindaco di Roma
    Tel. 06.67103898/3899
    Fax 06.6798573
    mail: m.rebesani@comune.roma.it