pro dialog

Alexander Langer

Sandro Ottoni; recensione della Graphic Novel: In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer

Eccolo il nostro Alex, con l’immancabile agendina, con le lettere da portare e da lasciare, Alex Langer nel pozzo, come appare nelle prime tavole del fumetto “In fondo alla speranza” scritto e disegnato da due autori esordienti Jacopo Frey e Nicola Gobbi, di Ancona.

Come il biblico Giuseppe gettato nella cisterna vuota dai fratelli, forse un dio sotterraneo della vegetazione in attesa di rinascita come nel racconto su Giuseppe giovane di Thomas Mann, Alex nel pozzo ripensa al suo passato. In un flashback lo rivediamo in treno, uno dei suoi mille treni, questa volta attraverso un misterioso paese in guerra. Ha una missione da compiere assieme a dei compagni, un gruppo di militanti pacifisti. Si muovono in uno scenario di case deturpate, di miliziani armati, di gente assorta nella fatica di sopravvivere o nel dolore. Ma non c’è retorica, piuttosto ci sono i contrasti: bambini che giocano a pallone, gente comune, lavoratori, microstorie parallele che commentano la vicenda principale e sono affidate alla forza del disegno. Le tavole in bianco, nero e toni di grigio, danno la profondità e bene si prestano a rendere un ambiente autunnale, foglie e lettere volano per tutte le pagine. Il disegno nitido, a volte fotografico, ci riporta alla mente immagini e filmati che riconosciamo. La Bosnia, Sarajevo, Srebrenica, Mostar e Tuzla, ma i luoghi non sono mai nominati esplicitamente.

Tutto è un po’ sospeso in un limbo metafisico: si tratta infatti della guerra in generale e della riflessione di Alex sulla guerra. I suoi pensieri, esplicite citazioni dai suoi scritti, accompagnano e moltiplicano i significati della storia narrata. In una guerra non ci sono solo i problemi del quotidiano, i problemi immediati di chi la subisce, ci sono anche i problemi di chi la guerra la vede dall’esterno e si preoccupa di portare aiuto e cerca di capire come fermarla. Come rispondere alla richiesta esplicita di un intervento militare per fermare il massacro? E come agirà un pacifista e un nonviolento in un tale frangente? E ci sono i dubbi personali di chi è impegnato da anni, su questo e su cento altri fronti, di chi è “politico” per convinzione, di chi è mosso da un ideale e si è fatto “portatore di speranze”, di chi vi ha dedicato l’esistenza. E allora deve proseguire la sua missione, lui, parlamentare europeo che può spostarsi tra le città assediate, si è incaricato di consegnare lettere affidategli da persone incontrate per caso.

I pensieri inseguono Alex mentre attraversa una foresta e il racconto diventa sempre più onirico e segue le immagini poetiche della “Belle dame sans merci” di John Keats, fantasmi di morte lo accerchiano ma il risveglio nella realtà della guerra è un incubo peggiore. Come un postino percorre a piedi i quartieri devastati, fa quello che sa fare, che ha sempre fatto: “qualsiasi cosa potesse aiutare le persone a rimanere in contatto… hanno tutti sempre qualcosa da affidarmi…”. Così Alex si fa traghettatore di speranze, oppresso tuttavia dal sentimento di essere inadeguato, di suscitare attese vane. E cerca una soluzione, un’idea, nelle persone che incontra con cui si sofferma e attarda a discutere, come ha sempre fatto, inseguendo nell’ascolto e nell’appoggio degli altri quella rassicurazione che non riesce più a darsi.

 Ed eccolo allora, costruttore di ponti, a ricostruire il ponte di Mehemed Pascià, un ponte ideale e simbolico che assomma il ponte sulla Drina e quello sulla Zepa, raccontati da Ivo Andrich, tanto amato da Langer. E poi ancora il ponte di Mostar e perfino compare il ponte Talvera, nel 1981 durante la famosa manifestazione contro le gabbie etniche e il censimento. Un altro obiettivo enorme, una battaglia decennale, conclusa nell’insuccesso della mancata candidatura a sindaco.

Così è: “sempre troppa la distanza tra ciò che si proclama e ciò che si riesce a compiere”.

E allora ritornano gli incubi e lo spingono a un altro obbiettivo o a un'altra a fuga. Ora bisogna raggiungere la capitale di questo mondo in guerra, attraversare il tunnel sotto l’aeroporto, ma questa volta sarà una lettera ad inseguire il postino della pace, sarà la “sua” ultima lettera.

 Una scommessa difficile questa del disegnatore Nicola Gobbi e dell’autore dei testi e della sceneggiatura Jacopo Frey, una scommessa che vuole coniugare il racconto realistico di ricostruzione biografica e storica con la narrazione intima, favolosa a tratti e allucinata fino all’horror. Una scommessa che raggiunge il suo scopo soprattutto nel ritratto a luci e ombre del protagonista (Un’ipotesi su Alex Langer - recita il sottotitolo), nella descrizione dei problemi umani di un personaggio quasi mitologico, di un semidio ctonio dimenticato ma ancora una volta richiamato in vita in questo coraggioso lavoro. Il messaggio è intermittente, troppo breve certamente per esaurire la ricchezza e la profondità dell’opera di Langer, tuttavia capace di sorprendere e di suscitare interesse, di rinviare il lettore alla ricerca delle connessioni.

 

 

In fondo alla speranza  è opera di due autori esordienti vincitori con questa opera del premio Komikazen per il fumetto, Jacopo Frey, Nicola Gobbi

Edito da Comma 22, Dimensioni 17x24 cm, Materiale brossurato
Pagine e colori 72 pagg. B/N, Prezzo 13,00 euro €
ISBN 978-88-6503-100-

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