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Luca Leone: A proposito dell’interpellanza dell’on. Marco Boato sul genocidio di Srebrenica

 Nell'interpellanza urgente al governo letta oggi dall'on. Marco Boato (Verdi), finalmente un politico italiano ha avuto la forza di affrontare la questione della memoria e della giustizia a Srebrenica e di denunciare il conferimento di onorificenze da parte del governo olandese ai soldati del battaglione olandese (Dutchbat III) che assistettero impotenti al genocidio dei musulmani di Srebrenica, collaborando persino al riconoscimento e alla consegna dei prigionieri alla soldataglia serbo-bosniaca guidata dal criminale di guerra Ratko Mladic e ai paramilitari serbi.

Nel suo intervento, l'on. Boato ha citato più volte la Infinito edizioni e due dei suoi libri di punta, dedicati al genocidio di Srebrenica. Inoltre, il parlamentare dei Verdi ha citato una frase emblematica scritta da Adriano Sofri, un grande amico della Bosnia, amato profondamente dai bosniaci, e un lungo passo della lettera della  nostra autrice Elvira Mujcic, che da alcuni giorni pubblichiamo sul nostro sito e proponiamo agli organi di stampa nazionali, in vista del dodicesimo anniversario dei fatti di Srebrenica, dove trovarono la morte tra gli 8.000 e i 12.000 cittadini bosniaci musulmaniPer la nostra casa editrice, così attenta alla Bosnia, questo è un successo enorme. Ma non in termini di pubblicità ai nostri libri, che qui neppure citiamo, bensì di umanità e di comprensione di un genocidio come quello perpetrato a Srebrenica.Da tempo ripetiamo che alla Bosnia e a Srebrenica devono essere applicati i principi da decenni sostenuti con amore e forza dal premio Nobel per la Pace Adolfo Perez Esquivel: “Non può esservi pace senza giustizia”.Per poter avere giustizia, è necessario che le migliaia di persone implicate con il genocidio di Srebrenica e con gli assassinii di massa in Bosnia vengano finalmente consegnate alla giustizia, che criminali come Mladic e Radovan Karadzic vengano arrestati e processati dai tribunali competenti, che tutti paghino il loro fio (almeno moralmente), anche gli intoccabili dell’Onu, della Nato e di certi governi europei che in quei giorni voltarono la testa dall’altra parte.L’interpellanza dell’on. Boato ha dato a tutti noi e alla comunità bosniaca in Italia grande gioia, confermandoci che stiamo lavorando nella direzione giusta seppure con grande fatica. Senza mai dimenticare che le colpe della guerra non devono essere fatte ricadere su un popolo (quello serbo e quello serbo-bosniaco) ma che i governi, i governanti e i loro fiancheggiatori che allora erano al potere non possono non corrispondere alla giustizia e ai familiari delle loro vittime il prezzo dei loro tragici e sanguinosi errori.Noi continuiamo con il nostro lavoro, convinti che l’unico modo per costruire una pace di lungo periodo non sia negare e nascondere le prove ma parlare, raccogliere testimonianze, fare giustizia. Questo è l’unico modo per avvicinare Bosnia Erzegovina e Serbia alla famiglia europea e costruire finalmente un futuro di pace e di tolleranza nei Balcani.Grazie.Luca Leone
5 luglio 2007