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Gianluca Bonazzi – Breve resoconto del viaggio per la commemorazione dell'11 luglio a Srebrenica
Il viaggio in Bosnia, dall' 8 al 13.7, è stato organizzato dalla Fondazione A. Langer di Bolzano, che conduce con la rete associativa locale progetti di sostegno alla popolazione.

Abbiamo alloggiato a Tuzla, a 120-130 km da Srebrenica, dove in località Potocari i serbi in data 11.7.1995 hanno commesso il genocidio dei musulmani, stimabile attualmente in circa 10000 unità, tra uomini, donne, bambini e dispersi.

Ogni parente o familiare non può rielaborare il proprio lutto finchè non ritrova il corpo o almeno dei resti, da identificare mediante il DNA.

Quindi ogni anno non è solo una rievocazione, ma anche una cerimonia di sepoltura nello stesso luogo dove si è consumato l' eccidio.

Srebrenica è posta su una piccola altura, circondata da montagne alte oltre 1000mt.

Dietro di esse c'è la Serbia.

Sembra di essere in un' imbuto e la conformazione del territorio, pensando a quello che è accaduto, lascia la sensazione di essere sotto una cappa, dove l' aria ristagna.

Potocari, prima di arrivare a Srebrenica, è una grande spianata, dove per ora ci sono 2000 tombe bianche musulmane.

Per ora son sicuri di arrivare a seppellirne fino a più di 7000, circa 500 ogni anno! 

Quello che abbiamo compiuto è stato un viaggio nel viaggio del viaggio: un crocevia di mente, cuore, corpo, testa e dei sensi, come attestato dal corposo taccuino da me scritto.

La parola viaggio non basta, ci vogliono anche quelle di pellegrinaggio e cammino.

I miei compagni, provenienti soprattutto dal Nord Italia, erano tutte persone che già si occupavano del tema, a vario titolo, io invece ero come un novizio con il desiderio di una maggiore verità.

Ho pensato quindi che avrei avuto bisogno di sostegno psicologico e invece, grazie alla mia idea del diario, c'è stata molta più partecipazione e condivisione da parte di tutti.

Anch' io, a mia volta, ho contribuito a tener alto il morale.

Il taccuino di viaggio è stato il magico tramite tra noi e il fatto, i luoghi bellissimi, le persone piene di dignità incontrate e tra noi stessi.

Se posso definirlo, dico che potrebbe sembrare la sceneggiatura di 1film di Emir Kusturica.

Gioia e dolore, riso e pianto si alternavano, si scambiavano le parti, a seconda dei momenti.

La gioia di far parte di un grande gruppo, che si è conosciuto e si è apprezzato strada facendo; il dolore che potete immaginare; il riso per alcuni involontari siparietti comici che si son creati durante il viaggio, da me abilmente sottolineati; il pianto per essere dentro una tragica verità vera, perchè vista, saputa, ascoltata e toccata.

Avrei tanti grandi episodi come anche dei particolari da raccontarvi, ma ve li risparmio.

Se qualcuno volesse saperne di più, non esiti a contattarmi. 

Farebbe un favore anche a me, perchè sento il bisogno di raccontare.

NATO, ONU, UE, USA e SERBIA, anello finale della catena, hanno scritto in modo più o meno tacito una nuova pagina nella storia dei genocidi.

'Ne devono andar fieri', perchè con la caduta del muro di Berlino avevano invece promesso 'mai più guerre'.

Ogni stato europeo ha avuto un buon motivo per schierarsi con la parte serba o croata in conflitto, non certo con quella musulmana.

Non per nulla Alexander Langer, politico intellettuale tirolese pacifista e antinucleare, dopo aver fatto diversi viaggi nella zona per rendersi conto della guerra in corso, disse: “L’ Europa vivrà o morirà in Bosnia.”

Rendendosi conto che, mentre lui viveva la guerra dal vero per capire, gli altri facevano calare dall’ alto dei loro saloni di velluto decisioni incomprensibili e che pure ormai era stato ingoiato da un’ angoscia insopprimibile, il 4 luglio 1995 si tolse la vita a Firenze.

Una settimana dopo si compì il massacro di Srebrenica.

Ad un certo punto son stati gli americani che più di tutti hanno preso le difese dei musulmani, per un loro disegno strategico. 

Buffo, vero?

Son veramente troppi i comportamenti e le affermazioni di esponenti politici e militari, nazionali ed internazionali, che lasciano il sospetto che qualcosa di grosso sia stato architettato.

Poi magari lo sviluppo della situazione nell’ area può essere sfuggito di mano, andando ben oltre, ma la morte di migliaia di vite umane significa qualcosa quando le decisioni vengono prese a tavolino?  

Quando si parla degli stranieri, degli extracomunitari, sia da destra che da sinistra, ora mi vien da dire, da chiedere alla classe politica e non solo:

"Dove eravate in quegli anni? Quale sonno avete fatto per non avviare un qualche tipo di soluzione concertata con gli altri stati europei? Perchè accorgersi dei buoi solo quando son scappati dal recinto? Dov’ erano la Fallaci e i suoi adepti, portatori di buoni valori cristiani, in quegli anni?'

Dov’ era l’ informazione, quella che aiuta a capire la verità oltre la realtà?

Probabile che fosse in mano, assieme ai politici, delle potenze economiche.

La Jugoslavia era uno stato riconosciuto multiculturale, su una base storica di secoli.

In particolare in Bosnia prima arrivarono i turchi e poi gli austroungarici.

Per cui è facile vedere bambini/e musulmani biondi con gli occhi azzurri.

Anche questo è buffo, no?

In realtà la mescolanza è sempre stata una cosa normale.

Questo suo carattere preminente è stato colpito al cuore.

Come se si volesse in Europa e nel mondo genti diverse e soprattutto, cosa importante, più povere, solo a fini economici.

Il disordine sociale di quegli e questi anni a Sarajevo e in tutta l’ ex - Jugoslavia ha favorito il fatto che suddetta città sia diventata un centro riconosciuto di smistamento dei profughi, provenienti sia dai Balcani che dall' Oriente, come pure dei traffici di droga internazionale.     
Il quantitativo di bambini rimasti orfani è una marea.

Anche le famiglie rimaste non son messe meglio: tutti hanno diversi morti o dispersi da piangere.

In questo senso, penso che costruirò un percorso per definire l' adozione a distanza di una famiglia.

Nel tornare verso il confine, abbiamo ammirato un capolavoro della natura.

Nel cielo carico di nuvole scure e minacciose, c'è stato spazio per la diversità e l' imprevisto.

Due arcobaleni, padre e figlio, hanno vergato coi loro colori la parola PACE. 

Mi bacio i gomiti ogni attimo della mia vita per aver fatto un viaggio del genere, tanto che son tentato, anche perchè richiesto dalla Fondazione A. Langer, di partecipare alla Settimana Internazionale della Memoria che si svolgerà a Srebrenica dal 26 al 31.8.

Chiunque può partecipare.

Io, fiero reduce da questo primo viaggio, sostengo che ne vale la pena, per ritrovare il senso della propria umanità.

Ho capito che prima di essere bianco, cristiano ed italiano, son un’ essere umano.

Molta gente perbene fa il contrario, ricordandoselo alla fine, solo per riempirsi la bocca di parole.

Trascorrono i secoli, scorre la storia, ma l’ Uomo non impara.

La sua parte peggiore sa sempre trovare il vestito giusto per farsi seguire a migliaia e uccidere in nome di sacri ed inviolabili valori.

Oggi vanno di moda quelli religiosi e culturali per cui combattere.

Così proliferano sul terreno i simboli come affermazione di un potere.

Dopo 2000 anni e il buffo teatrino, perché guardato consapevolmente, degli uomini più potenti, guarda caso occidentali, tutto ciò potrebbe sembrare un cartone animato.

Purtroppo invece bisogna parlare di atroci realtà, spesso dispiegate con il totale consenso del popolo votante.

Si hanno notizie certe sullo sviluppo e sul progresso umano tanto decantati, ma finora mai provati?

 

La seconda settimana di viaggio in Bosnia si è svolta a Srebrenica dal 26.8 al 2.9, in occasione della Settimana Internazionale della Memoria sul genocidio avvenuto e più in generale sulla guerra nei Balcani.

E’ stato complementare al primo, ma anche più difficile, faticoso, irto e imprevedibile.

Una vera verticale per tutti i sensi, ma soprattutto per l’ anima, che si esercitava dal mattino prima di colazione fino all’ oltre cena.

Infatti in questa settimana abbiamo annusato l’ aria pesa di Srebrenica, abbiamo sentito le storie agghiaccianti, ci siamo mossi tra le persone, i muri, le case, le strutture, le montagne.

Abbiamo toccato con mano l’ afflizione del posto.

A piccoli gruppi eravamo ospiti di famiglie sia serbe che musulmane e poi ci spostavamo per i pasti in locali convenzionati, ogni volta diverso da quello precedente, alternandoli con i vari incontri pubblici nell’ auditorium del locale Centro di Cultura..

Il tutto ha composto una specie di psicodramma articolato e duro, ma quanto mai necessario per cercare di avvicinarsi ad una verità meno televisiva possibile.

Forse sarebbe stato meglio che ci fossero meno “esperti”, per dare maggior rilievo alle testimonianze della gente comune.

Ma tant’è…già il fatto di averla organizzata è di per sé un successo.

Srebrenica, piccolo luogo fuori dal mondo, chiuso da montagne con una sola via d’ uscita, che sarebbe continuato ad essere anonimo ai più al di là dei confini slavi, se la Storia avesse seguito un corso normale, si è trasformato nel simbolo delle deriva del mondo alla fine del secolo scorso.

Ben più delle Torri Gemelle, ci parla e ci sprona, mettendoci sull’ attenti, tutti, sia ad Ovest che ad Est, sia ricchi che poveri.

Il futuro ci riserva la possibilità di essere maggiormente una pecora chiusa nel recinto con la paura dell’ altro o un’ autentico essere umano con la disponibilità al confronto, tanto più se è un “diverso”?

Gli indizi, per ora, portano a pensare alla prima ipotesi.

 

Gianluca Bonazzi, "lievito promotore di paesaggi".