pro dialog
Le destinatarie e i destinatari del premio internazionale Alexnder Langer 1997-2014

1997: Khalida Toumi Messaoudi, Algeria
Detesto le prigioni mentali
“Detesto le prigioni e le gabbie, non solo quelle fisiche, ma soprattutto quelle mentali, contro cui Alexander Langer ha combattuto tutta la vita. Sono felice di ricevere questo premio, perché ciò significa che ci sono, al di fuori dell’Algeria, tante persone che riconoscono che la lotta delle donne e degli uomini democratici algerini appartiene in realtà a tutti gli uomini e donne democratici del mondo. Consegnarmi questo premio è riconoscere a me algerina, cioè africana, musulmana, berbera, araba, mediterranea, lo statuto dell’universalità”.

1998: Jacqueline Mukansonera e Yolande Mukagasana, Ruanda
Conoscere la verità, preparare la riconciliazione.
”Conoscendo la verità il nostro popolo avrà più possibilità di salvezza. Testimoniando su quello che è successo in Ruanda giustizia finirà per essere fatta. E così si aprirà quella che è l’unica strada possibile: la riconciliazione del popolo ruandese. Se prevarrà invece il silenzio, la storia non farà che ripetersi”.

1999: Ding Zilin e Jiang Peikun, Cina
Il bene supremo della libertà
“Conosciamo nostro figlio. Se non fosse morto durante il massacro di piazza Tienanmen, se oggi fosse vivo, non smetterebbe di lottare per la libertà. Crediamo che la gente non debba accontentarsi di una vita mediocre, perché una vita può avere senso solo se ognuno di noi mette al primo posto, giorno per giorno, la propria dignità”.

2000: Natasa Kandic, Serbia e Vjosa Dobruna, Kossovo
Resistenza quotidiana
“In questi anni abbiamo conosciuto tantissime persone che facevano il nostro stesso lavoro. Abbiano incontrato croati che proteggevano i propri vicini musulmani. Abbiamo parlato con dei musulmani che difendevano i propri vicini serbi. Ecco, tutta questa gente che abbiano conosciuto negli anni della guerra ci hanno aiutato a credere che lottando giorno dopo giorno la situazione potrà cambiare”.

2001: Sami Adwan, Palestina e Dan Bar-On, Israele
Disarmare la storia
“Qualche giorno fa eravamo insieme a un incontro nell’Irlanda del Nord e qualcuno ha usato un’espressione molto appropriata: siamo impegnati a disarmare la storia. Ecco, credo sia una bella immagine. Noi vogliamo che la storia non sia una fonte di guerra; siamo impegnati su questo obiettivo”.

2002: Esperanza Martínez, Quito - Ecuador
L’unica terra che abbiamo
“I paesi ricchi di minerali, diamanti, petrolio sono quelli che devono sopportare le maggiori umiliazioni e distruzioni, inclusa la guerra, perché tutto viene giustificato nel nome della possibilità d’accesso alle risorse. Il petrolio si esporta, viene bruciato e incentiva un modello che, dal punto di vista economico, si considera sviluppato. A noi resta l’inquinamento e la distruzione dell’unica terra che abbiamo”.

2003: Gabriele Bortolozzo, Porto Marghera - Italia
Diritto universale alla salute
“Alla Montedison mi sentivo una specie di sopravissuto. Su sei compagni di lavoro del mio reparto 4 erano morti di tumore e 1 era malato. Per questo ho deciso, dal 1985, di dichiarami obiettore di coscienza al lavoro nocivo e di impegnarmi contro l’occultamento sistematico degli effetti dannosi di alcune produzioni industriali”.

2004: Fondazione Pogranicze, Sejny - Polonia
Terre di confine
“Le zone di confine non sopportano conformismo passivo, ma solo consenso. L’atto di riconciliazione, nonostante comporti sempre delle notevoli difficoltà, non dovrà mai approdare a un oscuramento della verità, né tanto meno all’oblio. Condivisione non significa omogeneità; andare incontro non significa omologarsi. Ciò che è fondamentale in queste terre non è tanto il conflitto quanto piuttosto il punto d’incontro”.

2005: Irfanka Pašagic, Srebrenica – Bosnia
I bambini ricordano
”Una generazione è andata perduta. I morti ancora buttati qua e là in centinaia di fosse comuni, i sopravvissuti impietriti nel passato. Crescono nuovi bambini. Molti di loro studiano nelle scuole con le mura ancora insanguinate. Guardano i carnefici. Liberi. E potenti. E ascoltano le storie dei loro dispersi. E devono guardare al futuro. Le vittime chiedono verità e giustizia. Loro il passato non lo possono dimenticare. Potranno andare avanti soltanto se avranno la sicurezza che la loro sofferenza sarà riconosciuta.”

2006: Ibu Robin Lim, Bali - Indonesia
L’inizio della vita
“Credo che un inizio della vita sano e dolce sia il fondamento di un futuro d’incanto. La pace del mondo può venire costruita, cominciando oggi, un bambino per volta. Per questo mi impegno in favore di una gravidanza sana, un parto dolce, un’accoglienza felice del neonato e contro la malnutrizione e la tendenza a medicalizzare l’evento della nascita”.

2007: Zackie Achmat - Sudafrica
Essere trattati da uguali
"Nella vita ho imparato che niente è impossibile. Quando abbiamo iniziato la campagna per la cura del AIDS anche gli attivisti dei paesi occidentali ci avevano scoraggiato. Non era pensabile di portare i farmaci nei paesi poveri: troppo costosi. Oggi in Africa ci sono più di 2 milioni di persone sotto trattamento. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza un tenace attivismo che dal basso ha mobilitato le comunità, e verso l'alto ha coinvolto il governo e le istituzioni internazionali”.

2008: Villaggio Ayuub – Somalia, in memoria di Maana Sultan Abdirahmaan
La forza delle donne
Maana c’insegna che ricostruire non significa neces­saria­mente riprodurre il pas­sato. Ha agito secondo la tradi­zio­ne di solidarietà comu­ni­­ta­ria del­le fa­mi­g­lie eminenti ma rin­no­vandola a fondo. Da sei anni il villaggio di Ayuub ha un’am­mi­ni­strazione de­mo­cratica che cerca di superare le divisioni tribali, di casta e di sesso. “Le donne – ripeteva spesso - so­no la grande risorsa della So­ma­lia. Se in questo paese marto­ria­to la vi­ta continua dopo anni di guer­ra, lo si deve soltanto a loro".

2009: Narges Mohammadi - Iran
Diritto alla democrazia
“La società iraniana sta rivendicando con forza il proprio diritto alla democrazia. Studenti, lavoratori, insegnanti, donne, giovani avanzano richieste precise e il Governo dovrà dare loro una risposta. Una risposta soddisfacente. Non è un problema di un’élite, è il problema di un’intera nazione”.

2010: Fondazione Stava1985 . Italia
Memoria attiva
“La memoria di quanto è accaduto in Val di Stava, a causa della sconsiderata tendenza a ignorare le più elementari norme di sicurezza del lavoro e a trasformare in merce la natura, continua a interrogarci sulle implicazioni umane, culturali e politiche di quel disastro e di altri simili, verificatisi prima e dopo in varie parti del mondo”.

2011 – Associazione FDDPA – Haiti, in memoria di Elane Printemps Dadoue
Haiti vive
Dadoue non era sola e i suoi amici hanno continuato da quel giorno il suo paziente lavoro, non solo ad Haiti. Per questo il premio Alexander Langer è rivolto a loro, in memoria di lei, che ha coraggiosamente esplorato i tanti modi di essere autori del proprio destino, di agire con efficacia negli interstizi di un potere stupidamente fiero della propria arroganza, per dare voce ai singoli e non perdere il contatto con i loro bisogni, per opporre la logica solidale della libera decisione dal basso al moderno gigantismo dei poteri globali.

2012 – Association tunisienne des femmes démocrates (ATFD) – Tunisia
Primavera euromediterranea
La lunga e coraggiosa lotta per i diritti e la democrazia di uno fra i soggetti più significativi che agiscono nel contesto tunisino, per sottolineare così la centralità della lotta per i diritti delle donne,  condizione essenziale per il successo di qualsiasi transizione democratica. Le grandi opportunità e rinnovate speranze aperte dalla primavera araba, nella prospettiva che proprio Alexander Langer auspicava di nuove forme di partenariato fra paesi e soggetti diversi, intese a creare condizioni di pace e convivenza e a favorire così uno sviluppo più equilibrato e rispettoso dell’ambiente.

2013 - Donatori di musica, Italia
La pratica della nonviolenza

Mentre ancora oggi l'«umanità» del curante è considerata dagli stessi pazienti un (pregevolissimo) di più, per i Donatori è parte integrante dell'eccellenza professionale. Senza la quale non c'è buona medicina né buona terapia. Questo impegno complessivo non è materia per un progetto di riforma sanitaria; è materia per un lavoro di riforma interiore, la stessa strada che porta a scegliere la nonviolenza e a decidere consapevolmente della propria vita

2014 - Borderline Sicilia, Italia
Per una fratellanza euromediterranea

Oggi il richiamo al dovere di memoria è spesso rituale. Ma la "memoria attiva" di cui parla BS  punta a promuovere conoscenza, confronto, cambiamento, estensione di buone pratiche a chi ne è escluso. Con le loro iniziative si sono sottratti dei giovani al destino di "profugo ignoto" così frequente negli esodi di massa, cercando di oltrepassare il compianto effimero e impersonale delle celebrazioni ufficiali. Non ultimo, si è gettato un ponte fra chi soffre e chi può imparare a condividere il dolore

2015 - Adopt Srebrenica, BiH
Srebrenica, città della memoria

Fare memoria, documentazione, divulgazione, non può non portare con sé i lutti del passato e le sofferenze del presente, che entrambi incrociano il nodo dell'identità.