pro dialog

Alexander Langer

Cara Rossanda, e se Ratzinger avesse qualche ragione?
Approfitto dell'ospitalità del "manifesto" per tornare un attimo, nel modo più sereno possibile, sul discorso della manipolazione genetica e dell'ormai famoso ma evidentemente poco letto "documento Ratzinger" firmato da 22 persone dell'area verde ed ecologista, tra cui anche alcune donne (tre).

Io sono uno dei firmatari non l'estensore di quel testo che tanto scalpore e tante discussioni ha suscitato tra verdi, donne, cattolici, laici ed altri ancora, ed intendo proseguire o aprire un dialogo. Purtroppo quel documento in pochi giorni, ed a causa anche dei meccanismi un po' brutalizzanti con cui i mass-media trattano le faccende complicate e serie, e stato semplificato e stravolto sino a renderne irriconoscibile il contenuto. "I verdi con Ratzinger", "il maschio verde" e magari in tonaca, ah dove portano i discorsi sulla conservazione, finirà tutto nell'abbraccio tra fascisti, curia vaticana ed oscurantisti verdi (maschi), avevamo capito che chi era antiabortista poi doveva finire li (ma c'è qualcuno che si sente abortista? non posso crederlo), le donne espropriate di nuovo e questa volta dai verdi... e cosi via distorcendo. Perché non lasciate queste cose alle donne? Perché non vi alleate con la chiesa progressista e della liberazione piuttosto che col Sant'Uffizio e con il "movimento per la vita"? Cosi ci si domanda, ed intanto i conti e gli schieramenti tornano ed il "verde-Ratzinger" e diventata una nuova etichetta per sistemare quelli che sono sospettati di non essere abbastanza a sinistra, abbastanza "femministi", abbastanza libertari ed abbastanza progressisti.

Sono un po' strabiliato per come di un discorso si voglia cogliere solo il significato simbolico o presunto tale, e non la sua lettera e sostanza. Nel documento contestato, predi- sposto da alcuni verdi fiorentini che da tempo si dimostra- no sensibili all'interazione con la cultura cattolica e talvolta accusati da qualcuno di essere un po' "pre-moderni", si dicevano essenzialmente tre cose:

1. soddisfazione per l'Istruzione vaticana (Ratzinger) sulla bioetica, in quanto rifiuta ogni forma di manipolazione genetica (perché di questa si parla!) e riafferma il primato dell'etica sulla scienza e le sue applicazioni;

2. l'auspicio che la sensibilità della chiesa cattolica ufficia- le in tema di manipolazione genetica umana si estenda anche a piante ed animali;

3. l'invito alle istituzioni scientifiche e sanitarie cattoliche di farsi pionieri di questi principi e di tradurli nella pro- pria pratica (compreso l'invito a non ricorrere alla vivisezione di animali).

Appiattimento sulla linea di Ratzinger? Subalternità alla cultura cattolica in tema di sessualità, di rispetto della vita, di difesa di alcuni confini da non varcare a cuor leggero?

Può darsi che avremmo potuto precisare meglio i contorni ed i limiti del nostro "plauso" a Ratzinger, e sicuramente il documento avrebbe guadagnato se fosse stato messo più largamente in discussione tra donne e uomini competenti e sensibili, di quanto non sia avvenuto. Forse avremmo anche potuto sottolineare meglio che la nostra presa di posizione non intendeva esprimersi (e non si e espressa, infatti) sui complessi problemi della fertilizzazione artificiale e delle tecnologie della riproduzione umana più o meno assistita problemi sui quali davvero le donne sono irrinunciabili titolari di una parola autorevole e decisiva. Può darsi anche che si sarebbe potuta cogliere l'occasione per esprimere la propria di- stanza dalla tradizionale morale sessuale della chiesa cosi piena di casistiche e di divieti (nell'Istruzione vaticana questo spirito permea soprattutto il discorso sulla fecondazione artificiale e le altre tecniche di trasmissione della vita umana). Su questi e tanti altri aspetti non mi troverei in disaccordo con tante delle cose che Rossana Rossanda o altre donne hanno fatto notare in discussioni, articoli o prese di posizione.

Personalmente posso anche aggiungere che mi trovo in radicale dissenso sul paragone usato dal Papa tra sterminio nazista e aborto: non si può costruire un parallelo tra la drammatica e spesso solitaria scelta di autodifesa (vera o putativa) che compie una donna che decide di abortire e tra il sistematico e scientifico apparato teorico e pratico che i nazisti hanno messo a punto per far funzionare la loro gigantesca macchina di morte. Sono rimasto turbato ed amareggiato da quelle parole di Papa Wojtyla che davvero non mi sono sembrate misericordiose. Ma anche per chi, come me, era e resta favorevole alla depenalizzazione ed alla destatalizzazione dell'interruzione volontaria di gravidanza, non è possibile non definire spaventoso il numero di aborti praticati e cercarvi rimedi, e non riconoscere un dovere etico di prevenire ed evitare la scelta dell'aborto, come tante altre scelte contrarie alla vita senza per questo criminalizzare alcuno, e men che meno le donne, che già pagano un prezzo assai alto e spesso non condiviso da nessun uomo a questa estrema scelta. Francamente, in ciò mi credevo e mi credo in sintonia con quanto la maggior parte delle donne ed i loro movimenti pensano ed hanno ripetutamente espresso proprio negli anni in cui e stata ottenuta la (parziale) depenalizzazione legislativa dell'aborto ed e stato sempre ribadito che ciò non significava certamente accettazione dell'interruzione di gravidanza come valore positivo o come scelta eticamente in- differente. Nel caso della manipolazione genetica siamo alle soglie di (e probabilmente già oltre) una pericolosissima e forse irreversibile violazione di equilibri naturali e biologici. Paragonabile, mi sembra, a quella della bomba atomica, e forse oltre. L'idea della illimitata "perfettibilità" tecnologica delle specie viventi, quella umana compresa, e dell'emergere di un nuovo e spaventoso potere di predeterminazione e di costruzione artificiale di esseri viventi su misura dei desideri dei committenti (industriali, militari, politici...) e oggi assai vicina alla sua concreta realizzazione su scala prima speri- mentale e poi industriale. Se vogliamo come credo si debba volere fermare la violazione inconsulta di quella so- glia, ed e anche un problema di democrazia! e contrastare un'avanzata ormai pressante di potenti nuovi padroni del "bios", della vita, bisognerà unire tutte le forze che vogliono e possono perseguire quest'obiettivo. La Chiesa cattolica e la sua gerarchia può avere certamente non da sola, e non unica un peso determinante o comunque molto forte in proposito: la sua (non certamente esclusiva) sensibilità sui temi di difesa della vita, e la sua capacita di incidere su milioni e milioni di coscienze e su molte istituzioni sono un patrimonio ineguagliabile in questa battaglia, da molti ancora non intuita o non capita. Bisogna starne alla larga o comunque chiudere gli occhi e turarsi il naso perché la Chiesa conta nel suo "attivo" anche secoli e secoli di oppressioni esercitate in proprio o delegate a vari bracci temporali, sulle persone e sulle coscienze, ed in particolare contro le donne? Non credo, e per quanto anch'io sarei felice se certi segni di pentimento e di "conversione" venissero dalla Chiesa (come da tutti noi: dalla sinistra, dai maschi, dai bianchi, e da chiunque abbia qualcosa di cui pentirsi e rispetto a cui cambiare strada), non me la sento di rifiutare o di non cercare momenti comuni di dialogo e di impegno tra chi si trova unito su obiettivi importanti e condivisi. Quando il Papa si pronuncia contro la bomba atomica e, più recentemente, ammonisce sui pericoli della scelta nucleare civile, o quando invoca il disarmo, ciò può essere salutato positivamente anche da chi come il sottoscritto non condivide il suo viaggio in Cile o trova negativa la sua opera "normalizzatrice" nei confronti dei fermenti post-conciliari o ritiene sbagliata la scelta della canonizzazione di Edith Stein, inevitabilmente funzionale ad una sorta di riconquista cattolica di Auschwitz. Altrettanto vale per tutti gli altri: anche con Gorbaciov, con i sandinisti, con Craxi, con Pannella o con la Rossanda si può essere qualche volta d'accordo e qualche volta magari no. Peccato che sulla questione della lotta contro la manipolazione genetica la presa di distanze dai "verdi amici di Ratzinger" abbia offuscato talvolta la vera posta in gioco. Forse si poteva (ma si può ancora, credo) partire da quel discorso oltre che per approfondirlo, criticarlo ed arricchirlo per chiedere ai ministri (democristiani) dell'agricoltura, della sanità e della ricerca scientifica se davvero permetteranno che nel meridione italiano (zona Catania) si possano eseguire esperimenti in campo aperto di nuovi micro-organismi creati in laboratorio finora vietati negli Stati Uniti. Forse a questo proposito Ratzinger potrebbe darci una mano... se magari lo convince l'invito che gli abbiamo rivolto, cioè di estendere il rifiuto della manipolazione genetica anche agli animali ed alle piante. Speriamo che non preferisca parlar d'altro anche lui.
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