pro dialog

Alexander Langer

Chernobyl: È verde la battaglia per la vita
Mi capita in questi giorni di ricevere consensi calorosi da qualche parroco e dissensi secchi da qualche compagno di lotta: sarei diventato "anti-abortista", qualcuno concede che io lo faccia per ragioni strumentali, cioè per far diventare "antinucleari" i cattolici.

Le (forse non sempre inevitabili) semplificazioni e brutalizzazioni giornalistiche fanno il resto, ed al tentativo di un ragionamento più pacato e più complesso già comincia ad opporsi un nuovo pregiudizio. Proviamoci ugualmente.
Dopo Chernobyl mi sarei aspettato una levata di scudi dei vari difensori della vita: il potenziale atomico minaccia la nostra sopravvivenza come specie.
Invece si è assistito finora (ma qualcosa comincia a cambiare anche in Italia) al solito rito: chi l'aveva già detto prima, restava della propria opinione e raccoglieva firme contro le centrali, e chi non si era mosso prima - in particolare tra i milioni di cattolici italiani - restava a guardare, anche dopo, timoroso di mescolarsi alle cattive compagnie degli antinucleari "politicizzati".
La priorità della difesa della vita (non solo umana) sul nostro pianeta, che una sempre più diffusa coscienza ecologica postula ormai, fatica ancora ad affermarsi in tutti, anche se compie significativi passi in avanti: i comunisti italiani, per esempio, hanno rimesso in discussione la loro scelta filo - nucleare, i socialisti cominciano a fare altrettanto, in altri paesi (pensiamo all'Austria) i cattolico - popolari sono tra i protagonisti della battaglia antinucleare.
Era troppo sperare che chi si sente impegnato "per la vita", si unisse a questa battaglia e cominciasse a schierarsi - anche in vista dei referendum sul nucleare - contro una fonte energetica incontrollabile ed irresponsabile?
"Ma voi che ora difendete la vita delle generazioni futuri contro l'atomo o degli animali contro la caccia, non siete credibili perchè vi sappiamo abortisti": ecco un ragionamento sentito spesso, anche nella nostra provincia.
Ed eccoci allora a spiegare ed approfondire meglio. Nessuno, anche al tempo della battaglia politica per la legalizzazione dell'"interruzione volontaria della gravidanza", diceva di vedere nell'aborto - scelta estrema di autodifesa della donna e, spesso, dell'uomo coinvolti in una maternità - paternità ritenuta inaccettabile e distruttiva - un bene, un obiettivo positivo.
Anzi: dicevamo, tutti, di voler combattere e prevenire l'aborto (con un'opera formativa adeguata), ma che non si riteneva materia da legge penale, che finiva per aggiungere violenza a violenza, a carico delle donne.
Che l'aborto sia una scelta dolorosa ed estrema, lo sa benissimo anche il movimento delle donne, che non ha mai smesso di discuterne e di riflettervi.
Un impegno che tenda alla riduzione della violenza contro ogni forma di vita - anche di violenza morale e psicologica - comprende sicuramente anche la battaglia per liberare la società - le donne - dall'aborto.
In questo forse i verdi-alternativi hanno qualcosa da imparare: dalle donne che ci ragionano con sofferenza e sensibilità, ed anche da quei credenti (non importa in quale fede religiosa) che tengono alta la bandiera della vita senza usarla come mazza o clava contro gli altri, ed in particolare contro le donne.
Io ritengo che oggi, dopo Chernobyl e di fronte ad una "emergenza vita" assai multiforme (che va dallo sterminio per fame all'inquinamento della falda idrica...), la battaglia per la riduzione complessiva della violenza e la difesa della vita e della futura possibilità di vita debba ricevere un segno ed un impulso nuovo.
A questo occorre anche l'apporto di chi finora aveva circoscritto il suo impegno "per la vita" nella difesa di una legislazione "anti-abortista" (che in realtà tollerava l'aborto clandestino e speculativo).
Tale mia convinzione non è certo utilizzabile per chi volesse restituire ai giudici, ai medici o ai burocrati di qualsiasi genere il controllo sulle donne o sull'aborto: come ho fatto nel 1980, anche oggi rivoterei in favore della proposta radicale di totale depenalizzazione e statalizzazione dell'interuzione volontaria della gravidanza: non mi pare che una materia così delicata, di coscienza, tolleri l'intervento penale e d'autorità.
Neanche propongo, né ho proposto, confluenze tra verdi-alternativi e quei dirigenti del c.d. "movimento per la vita" che brandivano la legislazione "anti-abortista" come strumento di potere clericale o patriarcale.
Ma se vogliamo arrivare ad una società liberata dalla prigione, dall'aborto, dal manicomio, dall'alienazione consumistica, dalla quotidiana violenza televisiva ecc., dovremo pur cominciare a unire ed intrecciare le forze, le ragioni e i valori tra chi combatte le diverse violenze: quella dello sfratto non meno che quelle ospedaliere, quelle dei licenziamenti non meno che la distruzione della natura.
La battaglia anitnucleare, una battaglia per la vita, potrebbe essere un banco di prova di un vero ed ampio movimento per la vita - senza farsi bloccare da schieramenti ideologici falsati.