pro dialog

Alexander Langer

Una banca per i poveri
Che cosa hanno in comune la costruzione di 230 appartamenti di una cooperativa sindacale a Limòn (Costa Rica), l'allevamento di maiali di Minalin (Filippine), la piantagione di canna da zucchero della "Cane Farmers Associatin" di Orange Walk (Belize, America centrale), la cooperativa agricola "Technoserve" di Accra (Ghana) ed il Cema (Centro de Medios Audiovisuales) di Montevideo, nell'Uruguay? La risposta è semplice, un credito finanziato dalla "Ecumenical Development Cooperative Society" (Edcs), una specie di "banca dei poveri", nata nel 1975 ed ormai presente con sue rappresentanze continentali in Africa (Sierra Leone), Sudamerica (Montevideo), Centramerica (Costa Rica) ed Asia (Filippine).Sorta dall'iniziativa di gruppu cristiano olandesi, l'Edcs è riuscita a convincere in pochi anni un bel numero di persone singole, associazioni ed istituzioni - soprattutto di area cristiana - ad affidare almeno una parte dei loro risparmi a questa vera e propria banca alternativa che opera sotto il segno di una
barchetta sormontata dalla croce e si propone di rimediare in piccolo a qualcuna delle ingiustizie strutturali quotidianamente commesse e perpetrate in grande. La critica alla Banca Mondiale ed al Fondo Monetario Internazionale si fa pratica e sperimenta
delle alternative.
Quando il 27 giugno scorso l'assemblea generale dei soci dell'Edcs si è riunita a Ginevra, alla presenza di circa 70 partecipanti di tutti i continenti, si è svolto un acceso dibattito: remunerare i risparmiatori ed erogare un dividendo (modesto, del 2% delle quote investite), o rinunciare ai frutti di un capitale che continua ad essere molto richiesto da tante parti del mondo? Dopo molti interventi "generosi" che proponevano di deliberare la rinuncia al dividendo, la neo-presidente signora Munroe (una donna delle Bahamas, che guida una ditta di imbottigliamento) è intervenuta per suggerire il pagamento della quota prevista degli utili.
" Non dobbiamo dimenticare che siamo anche una banca, e che la fiducia dei risparmiatori va onorata. E poi vogliamo dimostrare che i poveri sono dei buoni partner d'affari..."
Fu dunque deciso che due terzi degli utili (che nel 1989 ammontavano a circa 1.7 miliardi di lire) dovesse andare ai soci, mentre un terzo veniva utilizzato per consolidare le riserve.
Sono ormai circa 130.000 le quote sottoscritte, ciascuna nel valore di 500 fiorini olandesi o 250 dollari statunitensi, per un ammontare complessivo di 50 milioni di fiorini e 7.5 milioni di dollari Usa. Una somma abbastanza modesta, se si pensa non solo all'enormità del divario Nord-Sud, ma anche semplicemente alla ricchezza di molte delle chiese, congregazioni ed associazioni coinvolte. Eppure è un capitale che permette di finanziare ed assistere attraverso un'opera di consulenza e monitoraggio - con un minimo dispendio amministrativo ed appena una decina di dipendenti stipendiati dell'Edcs - ben 114 imprese, progetti e cooperative, situate prevalentemente nel terzo mondo. Per ognuna di esse viene minuziosamente valutato il numero e la qualità dei "beneficiari". Ecco due esempi: "cooperativa di allevamento polli, Bina Swadaya, Indonesia, Agency for Communities Selfreliant Development; 325.000 dollari Usa al 9%, 2 rate triennali; 212 famiglie coinvolte; garanzia della Banca centrale Indonesiana"; "fondo crediti per donne, in favore della Friends of Women's World Banking Association, 200.000 dollari Usa sotto forma di garanzia prestata per un fondo di rotazione, 3.200 piccoli prestiti già erogati a donne".
Una serie di "gruppi di sostegno", attivi nei paesi industrializzati, garantiscono a questa "banca dei poveri" l'afflusso di ulteriori investimenti finanziari, messi a disposizione da nuovi e vecchi soci che sanno che possono anche richiamare le loro quote: in genere ciò avviene passandole a qualcuno che subentra, ma eccezionalmente può succedere anche senza sostituzione; all'atto di uscita si viene rimborsati del valore attuale delle quote, se l'esercizio è stato positivo; in caso contrario si può subire una piccola perdita (ma finora ciò non si è verificato). "Preferiamo - come destinatari dei finanziamenti - strutture cooperative, e possibilmente con un coinvolgimento attivo anche di donne; vogliamo aiutare soprattutto progetti che dopo qualche tempo sono in grado di camminare con le proprie gambe", è detto nella dichiarazione di Amersfoort (agosto 1989), quando si sono ridefiniti i criteri di intervento dell'Edcs. E con soddisfazione si parla di una quota di successi delle imprese finanziarie all'80%, mentre la corrispondente quota nell'ambito delle banche "normali" sarebbe solo del 50%.
Scorrendo l'elenco della miriade di sigle ed enti cristiani (più spesso protestanti che cattolici) che compongono l'elenco dei soci, si scopre che in Italia ci sono meno "azionisti" dell'Edcs che nel Liechtenstein (che conta 140 quote sottoscritte): si tratta della "Chiesa Evangelica Valdese" e della "Federazione delle Chiese evangeliche", ciascuna con una sola simbolica quota, e del "gruppo sud-tirolese di sostegno" con ben 126 quote (fa capo ad un giovane che vive in una delle più remote valli: Stefan Kirchler, 39030 S. Giovanni in Valle Aurina) - forse c'è ancora spazio per una ragionevole espansione di questo "fondo comune di investimento" che va contro corrente.

Alexander Lager