pro dialog

Alexander Langer

Scelte di resistenza: dal debito estero al comune debito ecologico
In questa rubrica presentiamo forme concrete di resistenza al modello dominante e alternative praticabili. Iniziamo riproponendo alcune idee-forza di A. Langer, a partire dalla sua analisi del debito estero.

Il meccanismo del debito costringe i paesi del Sud del mondo ad orientarsi sempre più verso la vendita, o meglio la svendita, delle loro risorse, della loro cultura, della loro dignità.

Non i paesi del Terzo Mondo, per primi; ma noi, per primi, abbiamo vissuto e continuiamo a vivere al di sopra delle nostre risorse.

Restituire il debito significa rallentare questa corsa distruttiva, possibilmente fermarla e cominciare ad invertirla.

"La Campagna Nord-Sud: biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito". Questo testo è la relazione introduttiva di Alexander Langer all'Incontro internazionale di Roma del 15 aprile 1988. Da settembre dell'anno precedente avevamo preparato la formazione di questa Campagna Nord-Sud attraverso due/tre riunioni che ebbero luogo al Centro Idoc di Roma. L'iniziativa era stata di Alexander durante l'estate del 1987 ed ebbe una grossa partecipazione di ambientalisti, sindacalisti, organizzazioni della Cooperazione internazionale, centri di documentazione sui rapporti Nord-Sud, gruppi e comunità di solidarietà con i popoli del Terzo Mondo, ecc.

La partecipazione al Vertice del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, che si tenne a Berlino nel settembre 1988 sui temi del debito estero, fu considerata fin dall'inizio come momento principale della Campagna e delle sue attività. Assieme al Forum delle altre associazioni alternative, nazionali e internazionali, la Campagna ha sempre cercato di denunciare il significato politico, economico ed ecologico di quel debito, in quanto, ancora oggi, produce l'impoverimento dei popoli e la devastazione della biosfera.

Il testo che qui presentiamo resta valido per descrivere i meccanismi più importanti del debito estero. L'autore sottolinea l'incontro tra ecologia, economia e rapporti Nord-Sud. Infatti, "il meccanismo del debito estero è il meccanismo che in un certo senso costringe i paesi del Sud del mondo a fare rapina del loro ambiente di cui, però, beneficiamo tutti noi". Da qui l'accentuazione della restituzione del debito del Nord verso il Sud. D'altronde, la sua conversione in un comune debito ecologico rivela la necessità di utilizzare l'idea della reciprocità. In questa prospettiva, Langer mette in luce il significato della valutazione socio-ambientale della cooperazione Nord-Sud. E aggiunge che valutare l'impatto socio-ambientale di tutti i progetti e interventi ci coinvolge reciprocamente, come rappresentanti dei popoli interessati, dall'una e dall'altra parte del rapporto Nord-Sud.
José Ramos Regidor

IL PIANETA STA MALE

In questi anni, e molti sintomi ce lo indicano, non ultimi i rapporti che sono usciti a breve distanza in Italia nelle scorse settimane, come il rapporto Brundtland e il rapporto del World Watch Institute, l'allarme per la sopravvivenza del pianeta si sta sempre più diffondendo. Non è più solo un'avvertenza di specialisti preoccupati dell'estinzione di questa o quella specie animale, della desertificazione, della deforestazione o di qualche singolo aspetto. Ormai un'opinione pubblica sempre più vasta, e anche sempre più preoccupata, segue un complesso di sinergie che hanno generato un vero e proprio allarme per lo stato di salute del pianeta.

Percepiamo che come genere umano ci vengono fortemente ridotti e mutilati i polmoni, le vene, gli apparati respiratori tanto che lo stato di salute del pianeta, le sue risorse ambientali, risultano oggi gravemente minacciate di degrado. E ci rendiamo conto che anche l'idea stessa di avere comunque immense risorse biogenetiche, di avere organi di riserva che rigenerano via via la vivibilità del pianeta, non basta. A questo punto lo stato di allarme ecologico comincia, a volte non senza sorpresa: perché non sempre gli ambientalisti si sono occupati anche dei fatti economici e finanziari.

Iniziamo quindi a scoprire che noi stessi - non intendo il singolo cittadino, ma la collettività che ci rappresenta, le istituzioni governative, economiche che ci amministrano - finanziamo e promuoviamo questa distruzione. Non solo nel senso che ognuno di noi inquinati è anche inquinatore, per la misura che gli concerne e per i consumi energetici di materie prime che ognuno di noi impone all'insieme della biosfera, ma anche nel senso che esportiamo e acceleriamo un meccanismo che costringe i paesi del Sud del mondo ad orientarsi sempre più verso l'esportazione e la vendita, o meglio la svendita, delle loro risorse, della loro cultura, della loro società, della loro dignità, della loro vivibilità.


IL MECCANISMO PERVERSO DEL DEBITO ESTERO

In particolare il meccanismo del debito estero - nell'analisi che oggi non solo gli economisti fanno, ma che sempre più comincia a farsi strada anche tra chi di questi meccanismi forse pensava di non doversene occupare - rende visibile questa spaventosa catena. Aumenta l'ingiustizia, distrugge equilibri e induce qualcosa di abbastanza simile alla tossicodipendenza: cioè noi siamo spacciatori e poi ci lamentiamo di essere derubati dell'autoradio.

Questo livello raggiunto dalla crisi debitoria è tale che oggi, da un lato, si sentono ventilare soluzioni drastiche come quella di non pagare il debito; dall'altra parte, sentiamo avanzare, soprattutto in ambienti perbenisti, l'idea di sospendere qualsiasi forma di aiuto o di cooperazione internazionale.

In realtà noi stiamo scoprendo che la condizione del debito - che spesso vediamo allocata negli altri, specie nel Sud del pianeta - è la condizione dell'umanità oggi. Cioè, non i paesi del Terzo Mondo per primi, ma noi, per primi, abbiamo vissuto e continuiamo a vivere al di sopra delle nostre risorse. Abbiamo non solo dilapidato gli interessi, i frutti della biosfera; ma siamo ormai arrivati ad intaccare il capitale. Finora pensavamo di poter rimandare ad altri il pagamento di questo debito che stiamo contraendo con la biosfera; pensavamo di poterlo rimandare, nel nostro interno, alle classi più disagiate, soprattutto di poterlo rinviare nel tempo, alle generazioni future. In un certo senso, facevamo come chi va al ristorante e dice di mandare il conto a qualcun altro.

Oggi comincia a diventare difficile mandare il conto a qualcun altro. Oggi il conto comincia a tornarci, assumendo molteplici forme: demografica, sociale, economica, in futuro forse anche militare. Quindi il sistema di vivere al di sopra delle nostre possibilità di spendere oggi quello che, forse, guadagneremo domani (non parlo in termini finanziari ma del reale capitale, cioè dell'integrità della biosfera), comincia a rivelarsi in misura crescente. Questa politica non solo è omicida nei confronti degli altri ma anche suicida e quindi non più conveniente nei nostri stessi riguardi.

È da qui che muove la presa di coscienza alla radice di questa Campagna. Che, cioè, il meccanismo del debito estero costringe i paesi del Sud del mondo a fare rapina del loro ambiente di cui, però, beneficiamo tutti noi. Gli stati, i sistemi del Nord del mondo accelerano questo processo e portano a questa ulteriore distruzione. Ed è da qui che siamo partiti e andremo avanti, in un intreccio particolarmente fruttuoso per tutti.

C'è chi viene dal versante ecologista e magari per la prima volta ha avuto a che fare con membri della Cooperazione internazionale; c'è chi viene dal versante scientifico e mai si era confrontato con chi, invece, principalmente si occupa di economia; chi è stato pacifista o impegnato nella solidarietà internazionale e sentiva quindi fortemente le esigenze dei popoli dal punto di vista della liberazione politica e adesso scopre che forse vale la pena di battersi anche per le loro foreste e che la questione del buco d'ozono non è un lusso per scienziati da laboratorio. Ognuno di noi ha imparato dagli altri e si è cominciato a formare un intreccio, che oggi ci auguriamo possa diventare senso comune.

Abbiamo sviluppato alcune idee-forza principali che muovono questa Campagna. E ci stiamo sforzando con chi, in altri paesi, si muove su una lunghezza d'onda analoga, di riconoscere e convertire anche tecnicamente il debito estero, ingiusto, unilaterale e in realtà già strapagato dai cosiddetti "debitori" in un comune debito ecologico. Dobbiamo cioè convenire sul fatto - loro del Sud del mondo e noi che abbiamo mosso questo meccanismo nel Nord del mondo, con maggiore responsabilità - che restituire il debito significa rallentare questa corsa distruttiva, possibilmente fermarla e cominciare ad invertirla.

Significa riparare i danni inferti alla biosfera; significa cercare anche meccanismi istituzionali, finanziari, di cooperazione, mezzi di intervento che abbiano come principale obiettivo quello di unirsi tra Nord e Sud per rigenerare, per quanto è possibile, l'eredità comune che abbiamo.

L'IDEA-FORZA DELLA RECIPROCITA'

Una seconda idea-forza è quella della reciprocità. Sappiamo e lo sanno bene quelli impegnati nei movimenti internazionalisti, i sindacalisti, i pacifisti, quante volte ci siamo imbattuti nella contraddizione che gli interessi dei popoli del Sud del mondo sono mal rappresentati dai governi, dalle classi dominanti, dalle istituzioni che a loro nome contraggono il debito, a loro nome si armano, a loro nome cercano mega-progetti. È probabile che loro pensino altrettanto di noi, e giustamente. Penseranno: "Quelli sono matti a finanziare o a far finanziare una distruzione che alla fine colpisce anche loro".

L'idea-forza che vorremmo opporre a questa situazione è quella di costruire dei vincoli, dei rapporti diretti di interscambio, di cooperazione, di solidarietà tra i popoli del Sud e i popoli del Nord del mondo. Perché ciò diventi un po' meno astratto, un po' meno generico, riteniamo che questi vincoli di reale reciprocità ed interdipendenza oggi possano avere occhi, orecchie, bocche, mani, piedi, soprattutto usando come "costruttori di ponti" coloro che tutto questo lo hanno capito e già lo attuano.

Mi riferisco in particolare ai movimenti verdi, ambientalisti, ecologisti nel Nord del mondo, alle organizzazioni sindacali, agli organismi di rappresentanza indigena, ai meccanismi della cooperazione, e anche ai singoli cooperanti che conoscono direttamente la situazione di quei paesi e sanno quali possono essere gli interventi necessari, compatibili e quelli che sono, invece, dannosi e incompatibili.

VALUTAZIONI DI IMPATTO SOCIO-AMBIENTALE

Una terza idea riguarda la volontà di arrivare ad una costante valutazione di impatto socio-ambientale della cooperazione Nord-Sud. Questo, però, non significa affidare ad un'équipe di tecnici, a una ingegneria o burocrazia ambientale internazionale, tale valutazione; ma significa convolgerci reciprocamente, come rappresentanti dei popoli interessati, dall'una e dall'altra parte del rapporto Nord-Sud. Bisogna valutare la compatibilità, gli effetti, le ripercussioni socio-ambientali dei nostri interventi, del ripagamento e della cancellazione del debito, dei progetti che si finanziano.

Ciò deve riguardare due aspetti: non solo il debito già contratto, ma anche i nuovi progetti che si sponsorizzano. In questo senso, la questione del debito non è risolvibile azzerando ipoteticamente le situazioni di oggi, ma richiede strumenti di intervento e di organizzazione costante.

Vorrei concludere così: la nostra Campagna fino ad ora ha già organizzato iniziative ed incontri in molte città di provincia e ci proponiamo di svilupparla attraverso la rete ramificata di chiunque voglia cooperare. Sono fortemente presenti i gruppi di ispirazione religiosa, le grandi organizzazioni ambientaliste - come, per esempio, il WWF e la Lega per l'Ambiente - ma anche quelle più piccole a livello nazionale, tipo gli Amici della Terra o Pro natura, e altre di radicamento locale.

Non abbiamo ancora individuato meccanismi abbastanza attendibili, dal punto di vista tecnico, per dire: "Scegliamo una soluzione per il debito, che finanziariamente ci convinca". Sappiamo che oggi vengono sperimentate, ed è utile che questa sperimentazione avvenga con l'occhio vigile di tutti gli interessati, modalità di restituzione del debito sotto forma di preservazione della natura; di vincoli anche formali; di cooperazione ad interventi di risanamento ambientale. Sappiamo che ci sono anche altre proposte di risanamento finanziario del debito.

Riteniamo che da qui a settembre, quando a Berlino si riunirà il Vertice del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, noi e analoghe Campagne negli altri paesi, e, soprattutto, i paesi interessati, le organizzazioni non governative, ambientaliste, sindacali e altre del Sud del mondo, potremo indicare alcuni meccanismi da inserire negli statuti che governano il Fondo Monetario e la Banca Mondiale.

Il senso di questo incontro è che noi vogliamo aprire una vertenza con le forze politiche e con il governo italiano perché da qui a settembre si lavori; perché l'Italia, che dal punto di vista quantitativo ha oggi un grosso impegno sul versante della collaborazione, faccia pesare questo suo buon nome internazionale all'interno di organismi come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario, e questa idea-forza della conversione ecologica del debito internazionale trovi le sue forme di traduzione.

Una seconda cosa che possiamo fare è aprire una tornata di incontri, di colloqui con i gruppi parlamentari, con esponenti del governo, su questa tematica, per arrivare al Vertice di Berlino, non solo dal basso, con iniziative di movimento in questo ed in altri paesi, ma anche in sede parlamentare, governativa e poi internazionale, dove l'Italia è rappresentata.

Ci proponiamo infine di costruire noi, come espressione di questa Campagna, un osservatorio che studi e valuti l'impatto socio-ambientale della cooperazione internazionale e del debito e che quindi, almeno per quanto concerne il nostro paese, riesca ad esprimere questa attitudine.

COSTRUTTORI DI PONTI

Quello con cui noi possiamo contribuire è un'opera di sensibilizzazione, la più vasta possibile; la costruzione di legami di reciprocità anche a livello locale; ogni provincia, ogni città, ogni regione ha i suoi cooperanti, ha i suoi operai e tecnici, ha una serie di legami, di gruppi religiosi, di missionari che possono costruire un rapporto di reciprocità e, una volta sensibilizzati sulla lunghezza d'onda del disastro ambientale, intervenire utilmente in questo.

Le stesse organizzazioni sindacali oggi hanno il loro braccio nella cooperazione internazionale; molti comitati di solidarietà, che erano noti soltanto per il loro impegno nella lotta politica, ora potrebbero arricchirsi di questa componente. Noi possiamo quindi contribuire a costruire, a rendere concreti questi ponti.

UN IMPEGNO CHE RIGUARDA TUTTI

Ci rivolgiamo agli operai, ai tecnici, ai missionari, a tutti quelli che costruiscono dei rapporti diretti. Infatti il problema non riguarda solo le associazioni ambientaliste internazionali - per quanto preziosa sia la loro opera - ma può essere trasmesso attraverso molti centri nodali (...).

Ci rivolgiamo ai gruppi pacifisti che oggi si rendono conto della necessità di intervenire non più (o non solo) sulla singola guerra, ma di creare condizioni strutturali di relazioni pacificate tra i popoli. Questo approccio parte dalla convinzione che ci sia realmente un interesse comune e non quel conflitto di interessi che, a livello finanziario o bancario, viene presentato fra i popoli del Sud e i popoli del Nord. Vogliamo che tale interesse comune trovi ora le modalità per esprimersi.

A.L.