pro dialog

Alexander Langer

Comincia da noi la lotta contro il sottosviluppo
Quadrimestrale di analisi e riflessione critica sul volontariato e la cooperazione internazionale 85-n-sud 7500b - N.2 - Gennaio 1985
La cooperazione internazionale - Convegno a Bolzano su "Nord-Sud: il Terzo Mondo e noi. Interdipendenza e cooperazione"

Realizzato un importante collegamento tra la cooperazione internazionale, l'area verde-alternativa e i pacifisti. Un esempio di coinvolgimento diretto: la novità dei "negozi terzo-mondo"
di Alexander Langer


Al termine di tre giorni di intenso convegno su "Nord-Sud: il Terzo Mondo e noi" il risultato è stato così riassunto da uno degli organizzatori: "Nessuno patisce la fame perchè noi mangiamo troppo, bensì perchè non pensiamo abbastanza; il nostro problema non è tanto quello di dare di più quanto di rubare di meno; se vogliamo che nel Terzo Mondo cambi qualcosa, bisogna che innanzitutto le cose cambino qui da noi".

Forse era il primo convegno Nord-Sud promosso esplicitamente dall'area verde-alternativa in Italia, quello che si è svolto a fine settembre a Bolzano, organizzato dal "Centro di Documentazione" vicino alla lista per L'Altro Sudtirolo e da "Terra Nuova", organizzazione di volontariato per la cooperazione internazionale, con sede a Roma. Mentre in Germania, in Olanda, in Svezia, in Austria, negli USA e in altri paesi del nord del mondo la sensibilità "terzomondista" è da tempo parte integrante della coscienza verde, in Italia la fase di indigestione dopo precedenti mobilitazione internazionaliste sembra che perduri ancora e renda più difficile un serio approccio verde-alternativo alla questione nord-sud.

Giustificata e comprensibile la diffidenza verso una concezione "degli aiuti" (alla quale non si sottrae neanche l'iniziativa radicale per i "tre milioni di vivi" con "3000 miliardi di lire") che pure - come hanno riconosciuto tutti, comunisti compresi - ha avuto l'innegabile merito di avere posto in Italia, per la prima volta, la questione del "sud del mondo" con un impatto di massa che ha prodotto effetti concreti che già si misurano in termini di stanziamenti, di progetti, di miliardi, di mutamento di consapevolezza politica. Ormai la questione nord-sud è diventata, spesso in modo polemico, una grande questione nazionale, e a nessuno è più permesso di glissare.

Quale può allora essere il contributo specifico dell'area verde? Il convegno di Bolzano, tenuto nella suggestiva cornice di Castel Mareccio e con il contributo del Ministero degli esteri, offriva una prima risposta a partire dalla sua stessa composizione. Un misto di volontari (cristiani e laici) della cooperazione, di esponenti di piccolo gruppi di solidarietà o di appoggio (quando a singoli "preti di base", quando al Nicaragua o alla resistenza cilena), di esperti internazionali della cooperazione, di gruppi di giovani sensibilizzati a questo tema, di obiettori di coscienza, ecologisti, ecc. "questa miscela di regionalismo, piccoli progetti, battaglie per l'affermazione di una propria identità specifica e movimenti alternativi è giusto quello che mi piace", commentava Marc Nerfin, presidente dell'istituto internazionale di Nyon (Ginevra) che studia e propaga alternative "dolci" allo sviluppo tecnologico ed economico corrente (IFDA - Fondazione Internazionale Sviluppo Alternativo). "Mettiamo insieme i pacifisti nostrani, gli esperti del sottosviluppo, i cooperanti politicizzati e la nuova coscienza ecologica, e verrà fuori uno spunto per nuovi interventi che ovviamente dovranno avere il loro epicentro innanzitutto nel nostro nord del mondo", gli faceva eco Matthias Abram di Terra Nuova.

Caffè di Nicaragua

E così si vengono a conoscere le esperienze di volontari più o meno politicizzati, di gruppi di autotassazione (a ispirazione ecclesiale), di "centri del terzo mondo" che ormai in Germania e in Austria esistono in molte cittá e sono diventati punti di riferimento per mostre, dibattiti,iniziative di solidarietà, invio di volontari, gemellaggi, scambio di studenti e altre iniziative ancora. Particolare interesse rivestono i "negozi terzo mondo": simili a tanti altri negozietti del circuito alternativo, essi si propongono l'obiettivo di infrangere - nel piccolo - l'infernale circolo vizioso dello scambio ineguale, vendendo prodotti artigianali, caffè, cacao, the e altre merci provenienti dai paesi sottosviluppati a prezzi equi, senza intermediazione, rivolgendosi a un pubblico motivato e politicizzato che accetta condizioni anche meno favorevoli della grande distribuzione e contando su operatori spesso volontari e a rotazione (casalinghe, per esempio). Ma il perno intorno al quale ruota tutto il discorso verde e alternativo sul terzo mondo e sui rapporti nord-sud potrebbe essere così caratterizzato: chi riesce a mettere sabbia negli ingranaggi violenti ed espansivi, veloci e smisurati del mondo industrializzato e del suo sviluppo basato sulla crescita, con ciò stesso contribuisce in modo sensibile al principale obiettivo del sud del mondo, che consiste nella diminuzione di una forbice che si allarga invece di chiudersi, nella crescita endogena, autogestita, contenuta a misura d'uomo e controllabile con le proprie forze.

Mentre un tempo si parlava molto di aiuti e di promuovere nel terzo mondo uno sviluppo che era in fondo immaginato come modernizzazione tale da rendere il sud più simile al nord, oggi - e principalmente tra i verdi - si constata che la malattia di cui soffre cosí gravemente il sud del mondo, comincia a mietere le sue vittime in modo progressivo anche nel nord, e che la macchina va fermata o comunque rallentata nel nord, se si vuole che qualcosa cambi qui e là.

Dal Vietnam alla juta

Nel convegno di Bolzano si è manifestata una sensibilità che era un po' diversa da quella tradizionale della sinistra.

Non venivano rinnegate le manifestazioni per il Vietnam o il Cile; sicuramente esse hanno contribuito a maturare molto le coscienze, hanno informato sui nessi tra l'imperialismo e il sottosviluppo, le guerre, il colonialismo. Ma al tempo stesso oggi si incontrano persone il cui contributo alla liberazione del sud del mondo sta nell'uso di borse di juta invece che di plastica, o di caffè del Nicaragua invece che delle multinazionali - ma anche nella rinuncia all'automobile o nella riconversione delle proprie abitudini alimentari, o nel boicottaggio sistematico della frutta proveniente dal Sudafrica. O ancora: che nella ridistribuzione solidaristica del lavoro e nel rallentamento consapevole del ritmo di crescita industriale vedono un fronte comune con i miliardi di uomini nel sud del mondo, nella lotta contro lo stesso mostro.

Così le rivendicazioni politiche - quali la destinazione di forti somme al sostegno di progetti di autorealizzazione agro-alimentare nel terzo mondo e la radicale revisione dei rapporti tra debitori e creditori a livello internazionale (moratoria; abbattimento degli interessi) - si intrecciavano costantemente con interventi autocritici sul consumismo e il modo di produrre, vivere, trasportarsi, apprendere, esportare...dei paesi del nord.

Un forte cambiamento "verde" dell'economia del mondo industriale finisce così per diventare il contributo più importante e strutturalmente più decisivo che si può fornire al terzo mondo - senza disprezzare i tanti interventi parziali, d'emergenza o meno, che comunque servono nella misura in cui comportano un vero reciproco coinvolgimento, nel pieno rispetto dell'autonomia e originalità dei modi di vita.