pro dialog

Alexander Langer

Alleanza per il clima

Care alleate, cari alleati per il clima, che venite dall'Europa e dall'Amazzonia, il cambiamento del clima come fattore epocale causato da incuria e dissipazione umana è oggi tra le maggiori sfide dell'umanità in assoluto. La polluzione ed il riscaldamento dell'atmosfera, il cambiamento profondo delle stagioni, la regressione dei ghiacciai, il prevedibile innalzamento del livello dei mari, l'insufficiente protezione della fascia d'ozono che ci tutela dalle eccessive radiazioni solari, l'alterazione del circuito dell'acqua e degli habitat della fauna e della flora e quant'altro gli esperti sanno spiegare molto meglio di me, sono parte di una seria ed apparentemente inesorabile minaccia, frutto della predazione cui abbiamo sottoposto e stiamo ancora sottoponendo il pianeta. In poche e semplici parole possiamo dire che l'aria diventa sempre meno respirabile per tutti gli esseri viventi ed il clima sempre meno abitabile, tale da indurre grandissimi e pericolosi cambiamenti che potrebbero incidere profondissimamente anche sul numero e sulla dislocazione degli esseri umani sulla Terra.Il nostro presidente amazzonico dell'Alleanza, Evaristo Nugkuag Ikanán, ha appena parlato di "cammino del suicidio", e tutti dobbiamo dargli ragione. Solo qualche incosciente o disinformato può "fregarsene" - peccato che tra questi si trovi anche il nostro presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale sin dal suo discorso inaugurale del maggio scorso alla Camera ha ritenuto di dover ironizzare sull'allarme per l'effetto-serra: "forse il nostro pianeta comincerà… ad intiepidirsi in un lasso di tempo pari a quello che ci divide addirittura dalla morte di Caio Giulio Cesare". Un simile approccio evidentemente indurrebbe a pensare che dunque ci resta ancora tanto tempo per cementificare, dissipare, disboscare!

 

Siamo inseriti in un pesante circolo vizioso che potremmo così sintetizzare: sono in aumento i fattori di malattia del pianeta (gas di serra ed inquinamento atmosferico da emissioni nocive di vario genere), e sono invece in diminuzione i fattori di salute, cioè le foreste pluviali che si riducono al ritmo di - calcolano gli esperti - ben 17 milioni di ettari all'anno: più dell'intero Benelux, più di metà della superficie della Repubblica Italiana. Per dirla con un paragone un po' drastico: immaginiamo che a qualcuno sia rimasto un polmone solo e che per giunta dalla scrivania venga trasferito a lavorare in miniera!

 

  Solo la lentezza del cambiamento climatico fa sí che ci comportiamo come quelle rane che non si rendono conto e non reagiscono, buttate come sono nell'acqua a temperatura normale che viene riscaldata via via sino all'ebollizione. Ma chi sa, ha un'enorme e non eludibile responsabilità… e deve prendere provvedimenti - anche se saranno meno immediatamente popolari dei vari condoni edilizi o dell'abolizione delle ricevute fiscali per certe categorie di contribuenti.

 

 

  Per capire cosa può e deve fare l'Alleanza per il clima, propongo due distinti approcci che poi convergeranno: guardiamo prima alla dimensione nord-sud del mondo, e poi a quanto avviene "al primo piano" e quanto invece al pianterreno, per usare una famosa metafora dello scrittore austriaco Johann Nestroy.

 

 

Nord-Sud

 

  Nei paesi industrializzati - nel cosiddetto Nord del mondo - assistiamo al costante ed apparentemente indomabile aumento di emissioni nocive al sistema climatico, ed in particolare di anidride carbonica derivante da uno sfrenato consumo energetico che per la produzione di gas e di calore porta all'effetto serra ed al riscaldamento dell'atmosfera. Vi concorrono soprattutto l'industria, il traffico, i riscaldamenti, l'illuminazione e mille altri usi pubblici e privati, industriali e domestici. Siamo tra i grandi importatori di legnami tropicali (i 12 paesi dell'Unione Europea vi concorrono al 20% del totale), siamo tra i grandi utilizzatori di gas CFC, e soprattutto siamo coloro i quali danno impulso ad un carosello economico, industriale, finanziario e tecnologico che obbliga il Sud alla monetizzazione a breve delle sue foreste tropicali, trasformandole - oltrettutto a prezzi stracciati, come chi è obbligato ad una vendita fallimentare - in merce d'esportazione, in pascoli, in campi coltivati intensamente, in cave o miniere, in pozzi di petrolio, in fabbriche... Il tutto con la violenta espulsione se non con lo sterminio delle popolazioni indigene che della foresta pluviale per millenni sono stati gli abitanti e custodi.

 

  Nei paesi poco industrializzati del Sud, invece, si è arrivati a comprendere - sulla nostra scia - che chi non compete sul mercato mondiale e chi non cerca di imitare il nostro "sviluppo" è perduto, e si registrano quindi una rapida crescita dell'estrazione, della vendita e del consumo di energia, della motorizzazione, della produzione di beni industriali del circuito "usa e getta", l'abbandono della sussistenza alimentare ed energetica (oltre che culturale) e quindi della svolta consumistica. E dato che nel Sud si trova la vera e propria cassaforte biologica del pianeta, sia in termini di risorse naturali, sia come capacità… di rigenerazione demografica, si tende inevitabilmente a mettere al mercato i gioielli della cassaforte, visto che la conservazione "non paga".

 

  La riduzione galoppante della foresta pluviale e delle popolazioni indigene e la devastazione sociale, ambientale e culturale che ne consegue, è a noi ben nota, purtroppo.

 

 

Primo piano e piano-terra

 

  Guardiamo ora da un'altra visuale, distinguendo tra ciò che si svolge al primo piano - quello nobile, dei governi, delle istituzioni internazionali, della scienza - e quanto invece avviene al piano-terra, cioè tra la gente comune.

 

  I governi e le istituzioni internazionali, diversamente da quanto affermava Silvio Berlusconi, sono da tempo ben consapevoli che non c'è tempo da perdere, ma in larga misura non riescono a tradurre tale consapevolezza in azione - troppo forti sono gli interessi miopi del breve periodo che ne verrebbero intaccati.

 

  Tuttavia abbiamo un esempio interessante e confortante: l'allarme che scienziati ed ambientalisti hanno lanciato sugli effetti dannosi per l'ozono dei gas CFC (cloro-fluoro-carburi), impiegati in una serie di lavorazioni industriali e consumi domestici, ha avuto l'effetto di portare - con la Convenzione di Montreal del 1988 - ad un notevolissimo abbassamento della produzione e del consumo di tali gas nocivi: dal 1987 al 1990, nella Comunità… europea, al dimezzamento del consumo ed alla restrizione della produzione di quasi il 40%. Vuol dire, dunque, che anche i processi economici possono essere influenzati e modificati, se ve ne sia una sufficiente consapevolezza e volant… politica.

 

  Intorno alla lotta contro la catastrofe climatica sin dal 1988 - Conferenza di Toronto - si è cercato di fissare un obiettivo rigoroso e realistico: venne proposto, allora, di ridurre entro l'anno 2005 le emissioni di CO2 del 20% rispetto ai livelli del 1988.Ma tale obiettivo poi non è più stato riaffermato e tantomeno fissato come impegno.Tuttavia è stato costituito un gruppo di lavoro inter-governativo (IPCG, Intergovernmental Panel on Climate Change), proprio per verificare anche da un punto scientifico e tecnico nel modo pi— obiettivo possibile la situazione: un piano di lavoro 1993-1995 è stato messo appunto (nel 1993), la prima sessione di lavoro si è tenuta proprio pochi giorni fa a Fortaleza in Brasile (purtroppo non so niente dei risultati); il secondo rapporto di verifica dell'IPCG verrà… presentato nell'autunno 1995 e fornirà… le basi essenziali per i futuri negoziati sui provvedimenti da prendere. La Commissione dell'Unione Europea segue con grande attenzione questi lavori, come mi assicura il funzionario Reggie Hernaus della XI^Direzione Generale (Ambiente, Sicurezza nucleare, Protezione civile) che oggi avrebbe dovuto intervenire in questa sede.

 

  Nella convocazione e nella preparazione di quel "vertice mondiale" su Ambiente e Sviluppo che ha avuto luogo nel 1992 a Rio de Janeiro (UNCED) e che avrebbe dovuto portare ad un vero e proprio nuovo patto mondiale per la salvaguardia del pianeta, la questione del clima ha giocato un grandissimo ruolo, sebbene le conclusioni possano essere definite insoddisfacenti. La stessa Commissione esecutiva europea condivide questo giudizio, ed il Commissario all'ambiente - allora Carlo Ripa di Meana, oggi portavoce dei Verdi italiani - non si è recato a Rio per non presentarsi a mani vuote. Ai molti allarmi ed alle molte esortazioni non hanno poi corrisposto impegni con date, scadenze ed importi attendibili, ma in ogni caso la stessa Convenzione sui cambiamenti climatici che ne è derivata è comunque un monito eloquente ed una bussola che non può essere ignorata.

 

  Si mira - lo dice l'art.2 che fissa gli obiettivi - alla "stabilizzazione delle concentrazioni di gas ad effetto serra nell'atmosfera ad un livello che eviti una pericolosa interferenza dell'uomo nel sistema climatico", e si indica una sorta di itinerario: "1) tale livello va raggiunto entro un lasso di tempo sufficiente a permettere agli eco-sistemi di adattarsi al cambiamento climatico" (quindi vuol dire che si deve almeno rallentare il cambiamento climatico per dare alla natura il tempo di assorbire, per quanto possibile, gli effetti dei nostri sprechi ed eccessi); 2) "assicurare che la produzione di alimenti non ne venga messa in forse" (prestando quindi un'attenzione prioritaria alla sussistenza alimentare, sia nell'uso dell'energia, sia nella preservazione dell'agricoltura e delle altre attività… che garantiscono il cibo all'umanità…); 3) "permettere allo sviluppo economico di orientarsi verso un modo sostenibile" (darci quindi tempi di rinsavire almeno parzialmente ed apportare i necessari cambiamenti: l'aereo della nostra civilizzazione energivora ed inquinatrice non può essere bloccato di punto in bianco - pena disastrose cadute - ma deve essere guidato verso un atterraggio morbido).

 

  Si riconosce dunque che il cambiamento climatico avverrà… e sta avvenendo ormai inevitabilmente, non potremo pi— fermarlo o tornare indietro - all'innocenza - ma che si tratta di contenere la mutilazione ed i tempi del peggioramento ad un livello perlomeno gestibile: come chi ha subito un primo infarto e deve vivere diversamente da prima se vuole prevenire o perlomeno distanziare nel tempo un secondo o terzo attacco che sarebbe letale.

 

  Tre tipi di impegni specifici dei paesi industrializzati sono stati negoziati nel processo di Rio, senza tuttavia giungere a impegni stringenti che possano essere imposti anche contro la miopia dei governi o delle imprese:

a) stabilizzazione o riduzione dell'emissione dei gas di serra (o "climalternanti");

b) finanziamento dei maggiori oneri che ne derivano per i paesi in via di sviluppo;

c) facilitazione del trasferimento di conoscenze e tecnologie (ridicolmente lo si è pensato a senso unico, quando molte civiltà non industrializzate potrebbero darci copiose lezioni di risparmio energetico e di uso sensato e parsimonioso delle risorse naturali).

 

  Ma neanche l'impegno di riportare entro l'anno 2000 il livello di emissioni nocive di CO2 ai livelli del 1990 (!), fissato dopo Rio dal Consiglio dei ministri della Comunità… europea, è legalmente vincolante: un valore dunque appena indicativo, tanto che la prescrizione di sviluppare politiche nazionali corrispondenti e di comunicare le necessarie informazioni rilevanti restano obblighi un po' generici. Ciò che invece avrebbe comportato obblighi specifici - cioè l'introduzione di una tassa sulle emissioni di CO2 o magari un'altra forma di finanziamento degli impegni assunti (e sopra ricordati sub b) al riguardo della tutela del clima e verso i paesi poco industrializzati del Sud - è rimasto del tutto inattuato.

 

  La Commissione esecutiva ha comunque firmato, per l'Unione Europea, tale Convenzione (che ha ormai raggiunto le 50 ratifiche necessarie per entrare in vigore), ed indica - come ci comunica Hernaus - la sua volontà… di intervenire soprattutto sui seguenti campi:

- trasporti

- infrastrutture

- sistemi energetici, efficienza energetica

- impianti industriali

- edifici in generale e case di abitazione in particolare.

 

  Tuttavia si attende ancora - chissà… per quanto tempo - la "Comunicazione della Commissione" contenente le misure specifiche proposte ed i mezzi per attuarle: restiamo, dunque, largamente nel regno delle dichiarazioni di intenti - come si può vedere facilmente dalla vicenda della mancata "carbon tax".

 

  Ma varrebbe la pena che tutti coloro - come l'Alleanza per il clima - che vogliono attivamente e positivamente inserirsi in una benefica politica sul clima, interagissero con la Commissione nella gestione ed ulteriore elaborazione in particolare di tre programmi comunitari che a questo proposito possono essere rilevanti e che - a quanto si dice - saranno considerati nella futura Comunicazione della Commissione. Si tratta di:

a) SAVE (Specific Actions for Vigorous Energy Efficiency), un programma quinquennale per aumentare l'efficienza energetica ed in tal modo ridurre anche le emissioni di CO2;

b) ALTENER, un programma comunitario per promuovere le energie di fonte rinnovabile, di cui si auspica che entro il 2005 occupino una quota di mercato dell'8% in luogo del 4% del 1991;

c) THERMIE, un programma del 1990 per la promozione delle tecnologie energetiche europee, spingerle all'innovazione, coordinarle tra di loro.

 

  Va notato, dunque, che anche al primo piano, a livello dei governi e delle istituzioni internazionali (compresa l'OCSE), esiste una ben precisa consapevolezza di quali misure sarebbero necessarie, anche se poi manca la volontà… o la forza occorrente per attuarle. In Italia, purtroppo, il Piano energetico nazionale (PEN; del 1988) sembra andare nel senso opposto, in quanto prevede - in conseguenza di un forte aumento di domanda energetica - per l'anno 2000 un incremento di CO2 dell'11% rispetto ai valori del 1990! E dai dati si evince che le città sono responsabili di quasi la metà delle emissioni di anidride carbonica e di quasi due terzi di quelle di metano.

 

Ancora un'osservazione sulle vicende del primo piano, il "piano nobile": è ovvio che a questo livello la disparità… tra i partners - governi, istituzioni ed economie del nord contro governi, istituzioni ed economie del sud - è particolarmente evidente, tanto che il Sud potrebbe oscillare tra la tentazione di prostituirsi e quella di scegliere il ricatto (un po' come fanno oggi certe potenze nucleari, quando fanno capire cosa potrebbe succedere se non si danno loro i mezzi per tenere sotto controllo la situazione).

 

  Chissà… se il prossimo appuntamento internazionale - la Conferenza mondiale sul clima che si svolgerà… a Berlino dal 28.3. al 6.4.1995 -

permetterà… di fare un sostanziale passo in avanti, al primo piano!

 

  Ma una cosa è certa: se non si avranno consistenti e massicci cambiamenti al pianterreno, tra le moltitudini dei cittadini soprattutto dei paesi industrializzati, tra le industrie, nei comportamenti, negli stili di vita, nelle abitudini di consumo, di trasporto, di riscaldamento... insomma: al livello delle nostre scelte quotidiane (con quel richiamo all'etica ed alla responsabilità… sociale che oggi ci sono venuti dal Sindaco di Trento e dal Presidente del Consiglio della Provincia Autonoma del Trentino), allora tutte le statuizioni e tutti gli obiettivi fissati al primo piano sarebbero ancor pi— vane ed inutili. E visto che non possiamo e non vogliamo invocare una sorta di polizia ecologica che intervenga a controllare il nostro riscaldamento o le nostre ragioni per cui scegliamo il bus, il treno o l'automobile privata, dovremo pi— che mai affidarci ad una forte azione a livello del piano-terra.

 

 

L'Alleanza per il clima

 

Ed è qui, a livello del piano-terra, che si situa propriamente l'intuizione felice che ha portato alla stipulazione dell'Alleanza per il clima, avviata fin dal 1990 e firmata solennemente nell'aprile 1992 al castello di Graz, su invito del Sindaco della città… austriaca.

  Innanzitutto perché si tratta di un'alleanza: l'interdipendenza tra Nord e Sud, la reciprocità degli impegni, la diversa portata di ciò che va fatto al Nord e di ciò che va fatto al Sud, risulta evidente anche agli occhi dei cittadini. Ci si allea per fare qualcosa insieme a difesa di un clima vivibile, ed ognuno deve fare la sua parte: al Nord si deve ridurre la malattia (i fattori di inquinamento e di sovra-consumo), al Sud si deve rafforzare la salute (il polmone del pianeta che sono le foreste pluviali). Ed affinché il Nord e il Sud non rimangano concetti generici e talmente imprendibili da risultare poi evanescenti, il Nord e il Sud nell'Alleanza per il clima prendono il nome ed il cognome di Comuni europei da una parte e di popoli indigeni dell' Amazzonia dall'altra (riuniti nella COICA, nella Coordinadora dei popoli indigeni della Conca Amazzonica che tocca numerosi Stati quali Brasile, Ecuador, Venezuela, Perù, Colombia, Bolivia, Guyana).Il raggio d'azione dei partners è assai preciso: si tratta di quello locale, dove è facile verificare se dalle dichiarazioni di principio si passa poi davvero alle attuazioni concrete. E gli obblighi reciprocamente promessi ed assunti sono - come devono essere - asimmetrici: i Comuni europei si impegnano a ridurre le emissioni di CO2 in modo concreto e pi— impegnativo di quanto oggi non faccia l'Unione Europea: si vuole il dimezzamento delle emissioni del 1987 entro l'anno 2010 - e del 25-30% entro l'anno 2005 (tutto ciò comporta ed esige misure specifiche nel campo della riduzione del traffico, del risparmio energetico, dei rifiuti, dell'industria, della coibentazione degli edifici, del riscaldamento...); si impegnano ad eliminare l'uso dei gas CFC sul loro territorio e rinunciano all'utilizzo di legname tropicale nell'ambito degli acquisti comunali.

   I provvedimenti, a questo proposito, ed in particolare nel campo della riduzione di emissione di anidride carbonica, possono essere molti e variegati, e sentiremo i sindaci e gli assessori dei Comuni-pilota di questa esperienza che ci racconteranno cosa stanno facendo. Si va dalla co-generazione alla valorizzazioni di fonti autonome e rinnovabili di energia a livello comunale (acqua, biomassa, ecc.), da misure di pianificazione urbanistica al continuo monitoraggio del risparmio energetico negli edifici pubblici, dalla consulenza ecologico-energetica offerta ai privati ad una politica degli incentivi e disincentivi comunali, da misure di riduzione del traffico privato e di ristrutturazione di quello pubblico secondo criteri di maggiore compatibilità… ambientale sino alla politica dei rifiuti (riduzione, raccolta separata, riuso e riciclaggio, recupero energetico, politica tributaria comunale favorevole a questi scopi).

 

  Cosa fanno, invece, i nostri partners al Sud? Loro si impegnano, come loro priorità, alla difesa della foresta pluviale, e quindi si oppongono alle politiche di deforestazione, di trasformazione in pascolo o superficie agricola, e sostengono tutte le misure favorevoli a tale obiettivo, in primo luogo l'individuazione, la delimitazione e la protezione anche legale dei territori indigeni. Tali attività… esigono anche sostegno e finanziamento: occorrono provvedimenti ed azioni che favoriscano la permanenza delle popolazioni indigene nei loro territori, assicurino loro delle attività… economiche compatibili e garantiscano loro la necessaria difesa giuridica contro ogni tipo di aggressione speculativa, spesso persino armata. I partners europei concorrono a tale onere, attuando cosi - al piano-terra - quel secondo punto di impegno contenuto nella Convenzione sul clima e rimasto finora largamente inattuato a livello del primo piano. Saranno proprio i rappresentanti della COICA qui presenti oggi a spiegarci meglio cosa stanno facendo e di che tipo di sostegno hanno bisogno.

 

Vorrei sottolineare, come esponente del Parlamento europeo, che in tal modo - tra l'altro - si concorre ad attuare alcuni punti di grande rilievo contenuti nella risoluzione del P.E. del marzo 1994 sui diritti delle popolazioni indigene, votata dalla plenaria a Strasburgo in presenza di Rigoberta Menchù, premio Nobel. Vi si dice, testualmente, nei punti 11, 12 e 13:

Il Parlamento europeo, sulla base del "rapporto Onesta"... "11.riafferma il contributo positivo delle civiltà… dei popoli indigeni nell'ambito della comune eredita… del genere umano ed il ruolo essenziale che essi hanno giocato e devono continuare a svolgere nella conservazione del loro ambiente naturale; 12.considera che l'Unione Europea, ma anche le Nazioni Unite, devono adottare tutte le misure possibili per assicurare che i trattati, le politiche e le attività… internazionali concernenti le imprese commerciali non provochino - direttamente o indirettamente - effetti contrari ai diritti dei popoli indigeni; 13.richiama - a questo proposito - il Consiglio e la Commissione alla loro responsabilità… di emettere una precisa presa di posizione politica sulle popolazioni indigene; richiama Commissione e Consiglio a presentare... proposte su:

- criteri per finanziare progetti della Comunità… con riferimento ai diritti dei popoli indigeni;

- coinvolgimento diretto dei popoli indigeni nei progetti che li riguardano, come parte essenziale della politica di sviluppo e cooperazione;

- preparazione specifica dei funzionari europei per seguire le questioni derivanti dai diritti dei popoli indigeni;

- rafforzamento dell'informazione tecnica e legale a disposizione dei rappresentanti dei popoli indigeni;

- appropriate linee di bilancio da destinare chiaramente alla difesa dei diritti di questi popoli."

 

  Come si vede, gli impegni dell'Alleanza per il clima rispondono esemplarmente a questi obiettivi.

 

  Non si deve, infine, sottovalutare - proprio ricordando le parole del Sindaco di Trento Lorenzo Dellai e del Presidente del Consiglio provinciale Carlo Alessandrini sulla portata etica di una civiltà… dell'autolimitazione e del rispetto per la natura e per la giustizia internazionale - la positiva spinta motivazionale che una specifica e concreta alleanza con popoli del Sud del mondo può dare a sostegno e giustificazione di politiche di contenimento che in ogni caso e comunque dovremmo attuare per contrastare la catastrofe climatica.

 

 

  L'Alleanza per il clima: un esempio di responsabilità… globale nell'azione locale

 

  Vorrei concludere sottolineando il grande valore politico e morale che un'azione come quella dell'Alleanza per il clima (o anche di altri sodalizi come quello dei Comuni per l'ambiente, e contro l'effetto-serra) riveste. Se oggi gi… 357 Comuni - grandi e piccoli - tedeschi, olandesi, italiani, svizzeri, danesi, svedesi, spagnoli, francesi, lussemburghesi ed austriaci sono alleati con i popoli dell'Amazzonia, domani qualcosa di analogo potrà… succedere con moltissimi altri Comuni, e forse anche con popoli di altre parti del globo, custodi anch'essi di foreste pluviali. Confrontando questa esperienza con quella - pur generosa - dei "Comuni liberi da armamenti nucleari", va subito notato che non si tratta di un impegno solo simbolico o di una pura affermazione politica di principio o di volontà…. Essere membro dell'Alleanza vuol dire proporsi degli obiettivi assai concreti ottenibili a livello comunale, sottoposti a periodica e pubblica verifica; non si tratta di una sorta di medaglia ecologica a poco prezzo.

 

  Questo incontro annuale europeo può servire non solo a definire le prossime tappe, le nuove cariche sociali, i bilanci, ma anche a rendere pi— consapevoli gli amministratori presenti: forse loro potranno suscitare nei loro cittadini una sorta di orgoglio per l'appartenenza a questa Alleanza (perché non segnalarla all'ingresso dei Comuni, come p.es. i gemellaggi internazionali?) ed una loro capacità… inventiva e propositiva per contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Alleanza. Perché in fondo noi stiamo cercando di mettere in pratica, anche dalle nostre parti, una lezione che ci viene proprio dai nostri partners amazzonici: se la terra, se l'ambiente, se le foreste, se le acque, se la natura nel suo insieme deve essere difesa efficacemente, c'Š bisogno di indigeni che facciano i custodi della terra. Noi tutti dovremo reimparare ad essere pi— indigeni per ricordarci di fare i custodi della nostra terra, come spesso abbiamo ormai dimenticato dalle nostre parti.

 

Relazione di apertura alla Conferenza dell'Alleanza per il Clima, Trento, 27.10.1994, Incontro annuale europeo, Istituto Trentino di Cultura