pro dialog

Alexander Langer

Per una cultura della convivenza

E' una brutta bestia, quella che sta nascendo o rinascendo in giro per l'Europa, in forme aperte o sottili, ma sempre pericolose e qualche volta subdole. Parlo del razzismo, e non solo di quello aperto e palese che si scarica senza tanti complimenti sui "vù cumprà", sui figli degli immigrati a scuola, sugli "zingari" o più in generale su diversi e stranieri soprattutto se poveri.

I recenti risultati elettorali in alcune città… tedesche (Francoforte, Berlino, Brema..) ed il massiccio voto francese a Le Pen di un anno fa, la ricorrente iniziativa xenofoba in Svizzera e certi umori anti-stranieri persino in paesi come la Danimarca o la Svezia danno da pensare. E non si può neanche più dire che l'Italia sia immune, come per troppo tempo ci si affrettava ad assicurare: uno spirito razzista ormai non pi— esorcizzato si fa vivo in tante occasioni, dal giudizio sui meridionali alle palesi discriminazioni in materia di lavoro, alloggi, diritti civili, assistenza sanitaria, scuola, luoghi di culto e così via che colpiscono i "Gastarbeiter" immigrati (per ora prevalentemente di provenienza africana) non meno dei nomadi. E se a Bolzano un abitante di lingua italiana su tre ha potuto scegliere il voto al MSI come forma di protesta anti-tirolese ed anti-tedesca, vuol dire proprio che certi vecchi argini non tengono più.

Qualche volta le forze conservatrici europee (certe democrazie cristiane o partiti liberalnazionali) sembrano correre dietro all'esplosione razzista e xenofoba, cercando di riprenderne in versione moderata le rivendicazioni pi— aspre: non la cacciata generalizzata di tutti gli stranieri, ma leggi e controlli più severi, divieto di farsi raggiungere dai propri familiari, tagli nell'assistenza sociale, emarginazione scolastica, incentivi per il rientro in patria... Una linea che si è mostrata generalmente perdente, perché anziché contenere il flusso elettorale verso le formazioni xenofobe, finisce per accreditarne e nobilitarne l'ispirazione.

Le sinistre invece tradizionalmente sono inclini a gridare "al lupo" (fascista o neonazista), salvo poi perdere clamorosamente grosse percentuali di elettori che passano direttamente dai comunisti a Le Pen (come in Francia) o al MSI (come a Bolzano): una dimostrazione che la pura esecrazione e la condanna verbale di un voto o di atteggiamenti bollati come "razzisti" non fanno poi grande impressione e non dissuadono più di tanto. Anzi, i paladini delle varie organizzazioni anti-stranieri rivendicano apertamente la necessità di una correzione in chiave fortemente "nazionale" delle politiche e delle società… diventate troppo "mescolate" e prive di identità… riconoscibile.La Germania ai tedeschi, la Svizzera agli svizzeri, il Veneto ai veneti, l'Alto Adige all'Italia (o, rispettivamente, ai soli sudtirolesi di lingua tedesca) sono slogans già usati con successo.

Come negare, d'altra parte, che la presenza di tante persone che dai loro paesi fuggono per miseria o perché perseguitati, crea degli effettivi imbarazzi e delle vere difficoltà… nei paesi ospitanti? Le nostre società sono da qualche secolo diventate "nazionali", comprimendo ed omologando le diversità che stanno sotto quella soglia (i dialetti, le autonomie locali, le identità… regionali, le minoranze etniche...) e fomentando diffidenza e spesso aperta ostilità… verso quelle altre diversità… che stanno oltre e fuori di essa: le altre nazioni, religioni, tradizioni, mentalità…. Quante generalizzazioni semplicistiche ed ingenerose tocca sentire tutti i giorni: "i meridionali sono tutti... gli inglesi/i tedeschi/gli slavi...sono tutti..."

Quindi siamo poco abituati all'idea che la multiformità etnica e culturale di una società…, di una città…, di una regione possa essere una ricchezza anziché una condanna ed un fardello negativo.

Eppure non c'è altra prospettiva: finché la nostra civiltà industrializzata ed opulenta, conmsumistica e competitiva imporrà… a tutti i popoli la sua legge del profitto e dell'espansione, sar inevitabile che gli squilibri da essa indotti sull'intero pianeta spingeranno milioni e miliardi di persone a cercare la loro fortuna - anzi, la loro sopravvivenza - "a casa nostra", dopo che abbiamo reso invivibile "casa loro".

Attrezzarsi ad un futuro multi-etnico, multi-culturale e pluri-lingue è dunque una necessità…, anche se non piacesse. Tanto vale che gli europei se ne convincano e cerchino tempestivamente i modi per sviluppare una cultura della convivenza. Cominciando, per esempio, dalla scuola e dalla scuola materna, che sempre pi— spesso diventerà… luogo di incontro e - si spera - di reciproca accettazione tra bambini "diversi" per colore di pelle, religione o madrelingua. O dalle organizzazioni dei lavoratori, che non possono più limitarsi a difendere i diritti dei soli "connazionali". O dal diritto di voto amministrativo a chi ormai è diventato parte della comunità… locale, anche se avesse un passaporto diverso. O dalle organizzazioni giovanili - religiose e non - che possono diventare un'egregia scuola di positiva convivenza ed interazione.

Solo la positiva costruzione di una cultura della convivenza (e quindi della reciproca conoscenza e stima, senza per questo annullare culture differenti o altre diversità…) può offrire un'alternativa alla crescita del razzismo.