pro dialog

Alexander Langer

Il Papa a Sarajevo

Non per pusillanimità Wojtyla ha rinunciato a Sarajevo - ci riprovi come pellegrino ecumenico!

  No, non lo si può ritenere pusillanime per aver disdetto la visita a Sarajevo. Il Papa ha rinunciato, in questo momento, ad un gesto storico, sicuramente non per paure personali. Pur con tutto il profondo rammarico per la delusione e sfiducia che la sua rinuncia può generare, bisogna ripartire da lì.

  Giovanni Paolo II aveva scelto di fare quello che tutte le grandi istituzioni internazionali avrebbero dovuto fare da tempo: andare a Sarajevo, non lasciare sola la città accerchiata, riconoscere e valorizzare l'unità pluri-religiosa e pluri-culturale della Bosnia Herzegovina, oggi massacrata da una feroce spartizione ed epurazione etnica. Un gesto tanto più significativo, in quanto da parte di molte gerarchie cattoliche troppi incoraggiamenti erano venuti alla voglia di "stare per conto proprio" e di "disfarsi degli altri, con i quali è impossibile convivere".

  Spero che il Papa non si lasci scoraggiare da questa disdetta, e che porti avanti con profetica determinazione quello che comunque si annunciava come il gesto umano, europeo e politico più alto e pregnante che si potesse compiere. Ma perchè non "alzare il livello", rendendo ancor più significativo - e forse anche meno attaccabile - la sua azione, trasformando con tutta umiltà e pazienza il suo viaggio "apostolico" in una visita "ecumenica", da preparare e da compiersi insieme ad esponenti religiosi di fede cristiana ortodossa, di fede musulmana, di fede israelita, di altre confessioni cristiane (evangeliche e riformate) europee?

  Vi era stato un precedente: nel novembre 1991 una missione inter-religiosa, iniziata dal presidente delle comunità israelitiche francesi Jean Kahn, aveva riunito ecclesiastici cattolici, protestanti, musulmani in un viaggio a Belgrado ed a Zagabria. Oggi è richiesto un livello più alto, ma quella testimonianza andrebbe recuperata, come pure l'incontro inter-religioso dell'ottobre 1993 tenuto a Sarajevo in presenza del cardinale Etchegaray e del vescovo Monterisi, del Reis islamico di Sarajevo Efendi Mustafa Ceric, di esponenti ortodossi ed israeliti (al quale ho avuto l'onore di essere invitato, come esponente del Parlamento europeo e del Forum di Verona per la riconciliazione nell'ex-Jugoslavia). E non dimentichiamo la preziosa disponibilià già manifestata a proposito dal rabbino Elio Toaff.

 

  Spero che il Papa voglia considerare l'opzione ecumenica, per dare al tempo stesso soddisfazione a chi lo attende con ansia, e per rendere più fruttuoso e permanente l'impatto della sua visita. Se infatti nell'ex-Jugoslavia le religioni, da bandiere di guerra quali attualmente vengono impugnate, si trasformassero in elementi per ricostruire ponti di convivenza e di tolleranza, qualche speranza di uscire dal tremendo conflitto potrebbe rinascere.

 

Bruxelles, 7.9.1994                   Alexander Langer

 

deputato europeo, co-presidente VERONA FORUM FOR PEACE AND RECONCILIATION IN FORMER YUGOSLAVIA