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Bolzano, cosa sta succedendo in strada?
4.3.2017, Antenne - Migranti

Ai primi di gennaio, quando nel comune di Bolzano è stato aperto un secondo Centro Emergenza Freddo presso il Palasport in via Resia, 10-12 persone erano in lista di attesa per l'accesso ad un posto letto. Grazie all'attivazione della società civile queste persone hanno trovato un riparo notturno temporaneo nei locali appartenenti a due parocchie cittadine e in un centro giovanile.

Le settimane sono passate ed il numero è aumentato, sino al picco di 47 persone di alcuni giorni fa. Il giorno 01 marzo, sono 43 le persone che non hanno trovato un'accoglienza notturna.

Quasi tutte hanno fatto richiesta di essere inseriti in lista di attesa per un posto letto nel Centro Emergenza Freddo; se questo non è ancora avvenuto è dovuto ai tempi “tecnici”, cioè alla procedura che richiede di dovere attendere l'apertura della mensa di Piazza Verdi, che avviene alla mattina per potersi iscrivere alla lista.

Di queste 43 persone, 24 sono arrivate da pochi giorni o al massimo da 2/3 settimane sul territorio di Bolzano dove, in base al D. Lgs 142/2015 che recepisce la direttiva europea 2013/33/UE recante norme relativa all’accoglienza dei richiedenti protezione, hanno presentato richiesta di protezione internazionale. Ora, secondo la citata normativa, queste persone hanno diritto ad accedere ad un centro di accoglienza a Bolzano o Provincia. Non dovrebbero pertanto né dormire presso il Centro Emergenza Freddo, dove stanno pernottando attualmente molti altri richiedenti protezione internazionale in attesa di un posto in una struttura adeguata, né, a minor ragione, in strada, come praticamente sta invece avvenendo.

E' questo per la città di Bolznao un fenomeno noto: già successo a fine 2015 e durante il 2016, quando i richiedenti asilo in strada o con riparo notturno presso il Centro Emergenza Freddo avevano raggiunto la quota di circa 240 persone.

Rispetto alla situazione del 2015 e del 1026, attualmente si registrano anche importanti disponibilità da parte di alcune parrocchie cittadine.

La maggioranza dei richiedenti ospitati stanotte presso l'oratorio della chiesa è di nazionalità magrebina, diverse sono anche le persone pakistane, qualcuno è arrivato direttamente dalla rotta balcanica, altri sono giunti a Bolzano dopo che la propria domanda di asilo in Germania ha avuto esito negativo. E' da sottolineare come una persona che ha visto rifiutata la propria domanda di asilo in un paese, ha diritto a inoltrare nuova domanda in un altro paese europeo.

 

Tra pe 43 persone, dieci hanno il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria o per lavoro; si tratta di soggetti alla ricerca di nuove opportunità oppure in transito sul territorio comunale, provinciale e regionale.

Sette persone hanno inoltrato domanda di protezione internazionale presso altre città e, avendo cinque di loro avuto una risposta negativa dalle Commissioni Territoriali preposte all’analisi delle domande, sono in attesa dell'esito del ricorso di primo grado. Queste persone sono state escluse dall'accoglienza nei centri dove vivevano; sarebbero da verificare i motivi della loro esclusione, considerato che per legge i richiedenti asilo hanno diritto all'accoglienza sino all'esito del ricorso di rimo grado.

Si tratta, come si può capire, di persone in movimento all'interno del territorio italiano o comunque in transito nel tentativo di raggiungere altri paesi europei.

Infine, sulla strada ci sono anche altre categorie di indecisi: una persona deve ancora stabilire se inoltrare domanda di protezione internazionale in Italia o se cercare di raggiungere altri paesi, ove ha dei familiari.

Anche per queste persone è possibile l'accesso al Centro Emergenza Freddo, previa iscrizione alla lista di attesa. Ma l’attesa è piuttosto lunga: la maggior parte di esse, infatti, sta aspettando da due- tre settimane la possibilità di accedervi.

 

Ospitati nell'oratorio della parrocchia vi sono anche alcuni minori non accompagnati; attualmente due, ma il numero nel corso della settimana varia. A Bolzano vi sono da alcuni giorni quattro minori non accompagnati in strada. Per questi minori non è possibile il collocamento, che è obbligatorio per legge insieme alla nomina di un tutore, visto che i posti previsti nei centri di prima accoglienza sul territorio provinciale sono esauriti.

Quindi i minori non solo non trovano un posto letto in una struttura, ma nemmeno possono accedere al Centro Emergenza Freddo, in quanto appunto minori.

Questa situazione di continua penuria di posti in strutture perdura dal tutto il 2016, con un'intensificazione a partire dall'estate. Nonostante la situazione sia nota, ad oggi non si è intervenuti in modo sistematico per rispondere alla problematica. Preoccupante è inoltre il fenomeno per il quale non tutti i minori intercettati dai vari attori presenti nella zona stazione vengano segnalati ai Servizi Sociali o alla Questura. Oramai si parte dal presupposto che peri i minori in ogni caso non siano disponibili posti in strutture e che sia meglio per loro lasciare l’opportunità di transitare e di tentare la via di passare da soli il confine del Brennero. In questo modo da un lato il minore è lasciato completamente in balia di sé stesso e dei pericoli della strada, nonchè privato del diritto all’accesso ad informazioni legali sul proprio status, dall'altro lato il fenomeno assume i contorni del “sommerso”, per cui viene ulteriormente sottostimato.

Non da ultimo, minori in transito non presi in carico sono facili preda sia degli smugglers, cioè dei passatori, per potere attraversare il confine, come tra l'altro già avvenuto a metà febbraio; sia del trafficking, cioè della tratta di essere umani, fenomeno all'interno del quale i minori possono essere già coinvolti al momento della partenza dal proprio paese di origine o che possono incontrare lungo il proprio viaggio, anche in Italia, a causa della vulnerabilità propria della loro età anagrafica.

E' di fondamentale importanza, quindi, che i minori possano accedere ad un punto informativo dove ottenere informazioni legali chiare e precises sulla propria situazione, sui propri diritti in Italia e sulle possibilità di recarsi in modi legali in un altro paese europeo, al di là della decisione finale, che rimane comunque della persona. La difficoltà del compito non esime dalla necessità, e anche dall'imperativo etico, di dovere tutelare le fasce più vulnerabili.

 

I flussi di richiedenti protezione internazionale in movimento all'interno dell'Italia e quello in uscita dall'Italia dei cosiddetti migranti in transito (persone con regolare permesso di soggiorno ma prive di passaporto, o persone con in attesa di ricorso per la propria domanda di asilo, o persone che hanno intenzione di chiedere protezione internazionale in altro paese), con quello di arrivo in Italia da parte di quelle persone che non hanno trovato protezione in altri paesi del Nordeuropa non andranno certamente a diminuire nei prossimi mesi, semmai oscilleranno.

La discussione sulla presenza di queste persone in città non sembra prendere in considerazione il contesto, cioè la situazione dei flussi migratori a livello italiano ed europeo, e si scontra con la realtà dei fatti: Bolzano è un territorio di confine e si troverà inevitabilmente ad essere coinvolto da queste dinamiche, come tutti gli altri territori di frontiera.

 

Antenne Migranti – Monitoraggio lungo la rotta del Brennero