pro dialog

Adopt Srebrenica

Dalle motivazioni del Comitato Scientifico e di Garanzia

Camera dei Deputati. Convegno "Premio Internazionale Alexander Langer 2015 all’Associazione ADOPT SREBRENICA", registrato a Roma, 17 giugno 2015

http://www.radioradicale.it/scheda/445232/premio-internazionale-alexander-langer-2015-allassociazione-adopt-srebrenica  

http://www.alexanderlanger.org/it/874 

Il Comitato Scientifico della Fondazione Langer ha deciso di assegnare il Premio Internazionale Alexander Langer per il 2015 all’associazione Adopt Srebrenica. La consegna del premio avrà luogo a Bolzano il 2/7/2015, nell’ambito dell’apertura del tradizionale incontro “Euromediterranea 2015” che si svolgerà poi dal 3 all’11 luglio in Bosnia-Erzegovina (Tuzla, Sarajevo e Srebrenica).

Dichiarazione del Comitato Scientifico
“Dal 1995, data del primo genocidio in Europa dopo la seconda guerra mondiale, Srebrenica è stata lasciata da allora in una condizione di isolamento e di marginalità che non ha pari neppure in un paese come la Bosnia, pur vittima nel suo insieme di un grave abbandono da parte della comunità internazionale e in particolare dell’Europa. Proprio grazie alla consapevolezza di tale marginalità e di quanto sia esiziale il mancato riconoscimento del monito che si leva dalla loro città, quel gruppo di giovani, rinnovatosi via via nel corso degli anni, ha saputo ribadire nella propria pratica di tutti i giorni le ragioni della vita e dell’incontro contro la violenza e ogni forma di arroccamento etnico o nazionale.
In questo spirito, che è stato all’origine della creazione di un Centro di documentazione sulla storia e sull’importanza di Srebrenica, la Fondazione Langer ha riconosciuto una piena continuità con le idee e le pratiche di Alexander Langer: da quando in giovane età egli costituì il primo gruppo misto fra appartenenti a gruppi linguistici diversi in Alto Adige - Sud Tirolo agli sforzi messi in opera nei suoi ultimi anni, come deputato europeo e animatore del Verona Forum, per contrastare gli effetti più atroci dello scontro bellico prodotto dalla disintegrazione della Jugoslavia. Grazie a quella continuità è come se la Fondazione vedesse nel premio di quest’anno una sorta di passaggio di testimone fra paesi diversi, l’Italia e la Bosnia, ma appartenenti allo stesso contesto europeo, e fra una generazione, quella di Langer, con le proprie radici e le proprie motivazioni nel ‘900 e un’altra, più giovane, destinata ad operare per obiettivi simili nella realtà del nuovo secolo”.

Motivazioni del Premio

http://www.alexanderlanger.org/it/877  

 

Interventi dei rappresentanti di ADOT SREBRENICA:

 

Valentina Gagic

Prima di tutto desidero salutare tutti i presenti e coloro che hanno deciso di conferirci questo importante premio.

Con i miei amici abbiamo concordato che non avremmo preparato un vero e proprio discorso per oggi, in quanto vi parleremo delle nostre vite.Non vogliatecene, ma il nostro discorso sarà fatto con il cuore.

Il gruppo Adopt Srebrenica esiste dal 2005 ed io insieme al collega Arif Golubovic siamo stati tra i fondatori del gruppo. Sono molto legata a tutta la storia del nostro gruppo.

Sono attiva dal 1999 nell’associazionismo locale, in particolare sui temi della convivenza e della riapacificazione in Bosnia Erzegovina e a Srebrenica.

Mi piacerebbe oggi qui poter parlare di un luogo senza conflitti, e mi dispiace che la Bosnia e Srebrenica siano considerati un ”paese-caso “ derivante dal contesto della guerra che abbiamo subito. Non siamo degli eroi, ma persone ispirate da principi positivi. Sono stata felice quando ho scoperto gli scritti di Alexander Langer. Mi ci sono identificata subito, ma la mia felicità è stata ancora più grande quando ho trovato in Bosnia Erzegovina e a Srebrenica persone affini con le quali da molti anni lavoriamo per costruire un futuro migliore.

Avete ascoltato prima che Adopt Srebrenica è un gruppo di giovani: beh, io avevo diciotto anni quando ho iniziato a farne parte, e sento di avere una forte responsabilità all’interno del gruppo, poiché appartengo alla generazione che conserva il ricordo dei tempi migliori, la stessa generazione che ha assistito agli eventi bellici.

Sì, sono consapevole che alla luce delle norme bosniache ed europee si può essere considerati giovani fino al raggiungimento dei trenta anni. Ma a me piace in questo caso tenere testa alla legge. Mi piace pensarmi giovane fino a quando mi sentirò tale e penso che apparterò al gruppo Adopt Srebrenica per la vita.

Vorrei a questo punto potervi parlare degli esempi positivi: Mi piacerebbe dirvi che ci sono tante persone che lavorano per la convivenza, ma in realtà non siamo ancora soddisfatti. Vorrei potervi dire che ci sono donne in politica almeno quante da voi, che ci sono giovani all’interno delle istituzioni. Ma la situazione è diversa. I politici contribuiscono ancora alla divisione del paese, attraverso due categorie: l’appartenenza etnica e l’appartenenza politica. I valori umani e l’umanità delle persone restano ai margini.

Quello che tra gli scritti di Alex Langer mi ha particolarmente colpita e che mi ispira, sono sicuramente “i dieci punti per la convivenza”. In particolare di quanto siano importanti le persone che fanno da ponti, che costruiscono i ponti. Di quanto siano importanti i traditori della compattezza etnica. Queste due categorie sono cruciali in tutto il paese e a Srebrenica. Sono parole dure quelle che si riferiscono ai traditori della compattezza etnica, ma necessarie, al fine di prendere le distanze da chi ha fatto del male e fa parte del nostro gruppo etnico. Non è facile. Ne parliamo ad alta voce in zone franche, ma appena torniamo al nostro gruppo di appartenenza siamo spinti a difenderne duramente gli interessi, a criticare e colpevolizzare gli altri, ad appoggiare diverse teorie complottiate, e mai ad affrontare e a prendere le distanze dalle cattive persone che ci sono al fianco. Posso ancora capirlo, la gente ha paura, ci sono poi coloro che, come i politici ed i rappresentanti religiosi, sostengono ed alimentano le divisioni. Sono gli stessi che, avendo l’autorità, potrebbero promuovere passi importanti sul cammino della pace e della convivenza. Invece operano per creare ulteriore separazione, in particolare nelle campagne elettorali, per attirare i voti al gruppo a cui appartengono.

Oggi per me è un onore rivolgermi a voi, a nome di tutto il gruppo di Adopt Srebrenica. Ne sono felice perché a Srebrenica ci sono persone con grande dignità, con enormi ferite e perdite subite durante la guerra, che appartengono a diversi gruppi etnici e religiosi, e che lavorano insieme per il ripristino della fiducia e della convivenza.

Approfitto dell’occasione per ringraziare la Fondazione Alexander Langer e gli amici italiani, che per noi sono un sostegno, lo dimostrano le cose fatte insieme e lo confermano i nostri cuori.

Mentre siamo qui in Italia, il nostro amico Zijo Ribic, che appartiene alla comunità Rom e che ha perso brutalmente tutti i membri della sua famiglia, i genitori, le sorelle ed i fratelli, ha visto chiudersi a Belgrado il processo a carico degli accusati della strage, con una assoluzione per mancanza di prove.

Purtroppo sono tanti i casi senza giustizia, e noi ci continuiamo a chiedere perché le vittime non ottengono ancora alcun riconoscimento.

Oggi mi sento davvero bene qui, protetta, però i miei eroi sono altrove, sono a Srebrenica e a Tuzla, dove anch’io posso continuare a lavorare per la convivenza, auspicando di vedere più donne in politica e più giovani inclusi nei processi politici.

Vorrei infine chiedere a ciascuno di voi di continuare a fare la propria parte nel percorso della convivenza. Grazie infinite.

 

Amra Nalic

Mi rivolgo a voi salutandovi tutti e ringraziando per l’occasione dataci di visitare Roma. Non è la prima volta che siamo in Italia, siamo giù stati a Bolzano, Venezia e a Treviso.

Faccio parte del gruppo Adopt Srebrenica dal 2010. Ne sono diventata membro su invito del coordinatore Andrea Rizza, e per me è stato un onore divenirne parte.

In questi cinque anni abbiamo fatto parecchie cose. Avete visto poco prima il documentario girato in cui c’ero anch’io e devo dire che purtroppo in quel filmato dicevo una cosa che non è successa: auspicavo che a Srebrenica ci sarebbero state sempre più persone, invece sta succedendo il contrario, perché tutti i giovani che finiscono le superiori se ne vanno in Serbia o nella Federazione della Bosnia Erzegovina per continuare gli studi o per trovare lavoro.

Il nostro più grande progetto è la costruzione di un Centro di Documentazione. Quando è iniziata la guerra io avevo soltanto sei mesi e, per fortuna mia e dei miei genitori, ce ne siamo andati da Srebrenica già nell'aprile del 1992.

Non ho mai visto la fotografia del mio primo compleanno.....e molti bambini non hanno mai visto i loro genitori! L’obiettivo del Centro è proprio questo: raccogliere le fotografie delle persone che hanno vissuto a Srebrenica prima della guerra, che hanno perso la vita durante la guerra, affinché i bambini che sono cresciuti senza genitori possano almeno vedere che aspetto avessero.

Ce l’abbiamo fatta, ancora oggi raccogliamo materiale, spero che diventeremo un grande Centro di Documentazione, con un grande archivio, che riusciremo a raccogliere le storie di vita prima della guerra, e che il nostro gruppo possa contribuire alla rivitalizzazione della città e a ripristinare la convivenza che c’era prima della guerra. Vi ringrazio!

 

Ademir Muharemovic

Buongiorno a tutti i presenti. Oggi vi voglio cordialmente salutare anche a nome dei colleghi ed amici che oggi non sono presenti, a nome del nostro piccolo gruppo Adopt Srebrenica.

Sono nato il 16 marzo 1992, solo pochi giorni prima dell’inizio della guerra.

Questi 15 giorni non me li ricordo ovviamente, ma so che mia madre mi ha preso e portato via verso il villaggio dove mio nonno viveva, a circa 50 km dal confine con la Serbia. Abbiamo trovato davanti a noi la strada sbarrata, con i soldati che ci hanno fermati; hanno buttato per aria le mie cose e volevano strappare anche me dalle braccia di mia madre, lei però è riuscita ad evitarlo, ed oggi, qui, ancora una volta le dico grazie.

Nel 1995 abbiamo lasciato il territorio di Srebrenica rifugiandoci a Tuzla, dove ho iniziato ad andare a scuola. Siamo rimasti lì fino al 2003, quando un giorno mia madre mi ha chiesto: “ Figlio mio, vorresti ritornare a Srebrenica?”. Io, senza risponderle, sono andato nella mia stanza, ho preso a fare la valigia e le ho detto “andiamo”! Davanti a questa reazione lei mi ha risposto, che lo avremo fatto presto, ma non quel giorno.

Così è stato. Quell’anno stesso siamo tornati. A Srebrenica ho continuato a studiare, e adesso sono iscritto all’Università.

Sono sempre stato attivo nelle diverse associazioni locali e quando, due anni fa, Valentina mi ha chiesto di aggregarmi al gruppo di Adopt Srebrenica, l’ho fatto con molto piacere. Le altre persone del gruppo hanno riconosciuto le mie capacità ed insieme portiamo avanti le cose. Il nostro gruppo ha fatto tante cose a Srebrenica.Gli anni passati sono stati molto duri, io stesso ero tra i primi ritornati e non è stato facile per niente..Mi offendevano sulla base dell’appartenenza nazionale ed io anche contraccambiavo, mi difendevo come sapevo.

Oggi posso dire che si vive in una “quasi”. Il gruppo Adopt Srebrenica contribuisce affinché la normalità ritorni. Grazie a tutti voi, alla Fondazione Alexander Langer che è da molti anni è presente a Srebrenica e da molti tempo ci sostiene. Grazie ancora!

(traduzione di Maja Husejic)

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