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Adopt Srebrenica

Grande incertezza sul futuro di Srebrenica. Attesa per la cerimonia dell’11 luglio.

Siamo andati con Gabriel Auer a Tuzla, dal 14 al 17 giugno, e abbiamo parlato a lungo con Irfanka Pašagić, la direttrice di Tuzlanska Amica, e con il gruppo di “Adopt Srebrenica” che promuovono con noi la settimana di dialogo “International cooperation for memory” programmata a Srebrenica dal 27 agosto al 1.settembre.

L’appuntamento si inserisce in una situazione di crescente tensioni. Si respira aria di rivolta e di svolta a Srebrenica. Il modello di società delineato a Dayton, si dimostra in piena crisi. Quello che doveva essere una soluzione provvisoria, pensata per dividere i contendenti, si è via via consolidata nella pratica come una soluzione definitiva che favorisce la progressiva separazione delle due entità nelle quali è stata divisa la Bosnia-Herzegovina.

Srebrenica costituisce in questo modello l’ultima anomalia e insieme l’ultima speranza che non ci si rassegni allo stato di cose esistenti, dove sembra che i diritti delle minoranze interne possano essere garantiti solo all’interno di territori etnicamente resi omogenei.

Srebrenica si sente ancora oggi un’enclave a forte rischio di estinzione. Nelle prossime elezioni comunali di ottobre potranno votare solo coloro che sceglieranno di trasferire definitivamente la loro residenza in una città che non ha visto in questi 12 anni post-guerra segni di rinascita economica. Non varrà più la norma transitoria che consentiva il diritto di voto ai rifugiati espulsi tra il 1993 e il 1995. Il numero degli abitanti si è drasticamente ridotto, dai 37.000, in maggioranza mussulmani, censiti nel 1991,  ai 4000 - in maggioranza serbi - rilevati nel 2005. Gli assenti sono sepolti nel vicino memoriale di Potočari o rifugiati nelle città della Federazione, soprattutto a Tuzla.

Dopo la sentenza della Corte dell’Aja del 27 febbraio 2007, che assolveva la Serbia dalla responsabilità legale del genocidio, c’è stata una forte mobilitazione delle associazioni attive a Srebrenica per ottenere il riconoscimento di uno “status speciale”, una provincia o un distretto autonomo simile a quello concesso alla città di Brčko, che le consentisse di riequilibrare in qualche modo lo svantaggio di essere un’isola anomala e bistrattata dentro una repubblica ostile. L’assemblea municipale presieduta dal sindaco Abdurahman Malkić rischia di essere sciolta e commissariata, se formalizzerà sabato 23 giugno questa rivendicazione.

 

Alle minacce sono seguiti i fatti. Un gruppo di abitanti ha davvero abbandonato la città e si è accampata a Sarajevo davanti alla sede del Parlamento, dove c’è stata una nuova manifestazione l’11 giugno scorso, ad un mese dalla ricorrenza del genocidio che assumerà quest’anno un significato di grande rilievo.

La settimana internazionale di fine agosto rischia quindi di svolgersi in un contesto molto difficile, con un nuovo Alto Rappresentante per la Bosnia Erzegovina (lo slovacco Miroslav Lajcak che sostituisce il poco amato Christian Schwarz Schilling), con la spada di Damocle della soluzione definitiva per il Kossovo che incendia ogni nazionalismo, con alcuni grandi responsabili del genocidio ancora latitanti.

C’è grande attesa per l’annuale cerimonia di sepoltura delle vittime dell’11 luglio 2007, che va assumendo un valore del tutto particolare.

 

edi rabini